Francesco, Un progetto di Chiesa missionaria
Qualcuno alla vigilia dell’elezione del nuovo papa, aveva lanciato un allarme: a Roma non cambierà nulla, solo il nome del papa. Ad elezione avvenuta, possiamo dire che quel nome, “Francesco”, non è solamente un nome, ma un progetto di Chiesa.
Lo segnalano i molti piccoli gesti fin qui compiuti dal nuovo vescovo di Roma. Lo sottolineano le sue parole, soprattutto le omelie quotidiane, che prefigurano un nuovo capitolo della storia della Chiesa, meno caratterizzata da grandi riflessioni teologiche – il che non significa pensiero debole –, e più da una “conversione pastorale” in senso missionario, per far uscire la Chiesa da quello stato di autoreferenzialità, che la rende sterile, introversa e incapace di dialogo con il mondo.
La sinossi di testi di Bergoglio cardinale presentata alla fine di questo dossier – il discorso pronunciato alla Congregazione dei cardinali prima del Conclave; l’omelia tenuta il 16 maggio 2007 ad Aparecida, in qualità di presidente della Commissione per la redazione del documento finale della V Conferenza dell’episcopato latinoamericano; il numero 552 del Documento di Aparecida, particolarmente caro a Bergoglio, che cita integralmente l’ultimo paragrafo del n. 80 dell’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi di Paolo VI – ci rivela che si tratta di un progetto che viene da lontano.
Le risonanze del nuovo papa registrate dai missionari nelle “periferie” del mondo, seppure tra preoccupazioni e speranze, ribadiscono l’importanza di questo progetto di Chiesa targato “Francesco”.







