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"FAMIGLIA CRISTIANA", USO DELLA FORZA - DOSSIER SUI PIGMEI

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Pubblichiamo la reazione di due amici a una risposta di Famiglia cristiana. La nostra posizione è espressa in ben tre articoli di questo numero e nel Quaderno L’angelo della pace: il Vangelo nel tempo della guerra di M. Toschi, che esce in questi giorni.

"FAMIGLIA CRISTIANA" E L’USO DELLA FORZA

Abbiamo letto casualmente su Famiglia cristiana n. 37 del 15 settembre, la risposta ad una lettera nella rubrica “Colloqui col padre” e ci siamo sentiti in dovere di dire la nostra. Chiediamo però anche a voi di Missione Oggi – visto che vi abbiamo tirato in ballo – di scrivergli dicendo la vostra, o di rispondere sulla rivista. Con stima per il vostro lavoro e per quanto pubblicate.

M.B e M.R.

Gentile redazione di Famiglia cristiana, non leggiamo abitualmente la rivista… né è nostra abitudine scrivere alle riviste. Quindi, se stavolta vi scriviamo, non è per puro esercizio stilistico, ma perché la vostra risposta I soldati a tutela dei diritti dei più deboli ci ha deluso, offeso e indignato. Scrivete: “Ma se c’è un rammarico… è per i mancati interventi per impedire altri eccidi”, “Tuttavia l’uso della forza per impedire che si compiano eccidi può essere giustificato”.

Scrive invece John Berger in Le Monde Diplomatique del 9 settembre: “Esistono numerosi cittadini che sostengono la politica del presidente Bush, ivi compresi quei sessanta intellettuali che hanno firmato di recente una dichiarazione che tentava di definire cosa sia una guerra giusta in generale, e perché l’operazione in Afghanistan e la guerra contro il terrorismo in particolare siano giustificate. Sottolineano l’argomento secondo cui una guerra è giusta o moralmente giustificata, allorché si propone come obiettivo quello di difendere innocenti dal male. Citano Sant’Agostino e aggiungono che tale guerra, nella misura del possibile, deve rispettare l’immunità dei non combattenti. A leggere in tutta innocenza la loro dichiarazione (che naturalmente non è stata scritta né spontaneamente né con innocenza), il testo fa pensare a un gruppo di esperti pazienti ed eruditi, che si esprimono con voci felpate, avendo a loro disposizione un’ampia biblioteca (e forse anche una piscina, per rinfrescarsi fra una seduta di lavoro e l’altra) e tutto il tempo di riflettere con calma, di analizzare tutte le loro riserve, per concludere alla fine un accordo che sintetizzi il loro giudizio in materia. Si evince anche che questo incontro di esperti si è svolto da qualche parte in una sorta di mitico hotel a sei stelle (cui si può accedere soltanto in elicottero) in un ampio parco, ma circondato da alte mura, con guardie e check points di polizia. Un luogo in cui non è consentito il minimo contatto fra questi eminenti pensatori e la popolazione locale, un luogo senza possibilità di incontri casuali. Di conseguenza, quel che è realmente avvenuto nella storia, quel che avviene oggi aldilà delle mura di quell’albergo non è considerato un dato legittimo, e quindi non è preso in considerazione”. E conclude: “Etica per turisti di lusso, in una torre d’avorio che li protegge dal mondo esterno”.

Sinceramente, è quello che pensiamo della vostra risposta. Non vogliamo imbarcarci qui in una contestazione delle vostre affermazioni… Vorremmo però che pubblicaste lo stesso questa lettera, per dire a chi poneva quella domanda, e a tutti i lettori che si sono sentiti chiamati a riflettere dalla domanda o dalla vostra risposta: prima di farvi un’opinione propria in merito, prendete in considerazione altri punti di vista, altre esperienze, altre idee, altre storie, altri incontri. Procuratevi, per stare solo in ambito religioso, qualche numero di Missione Oggi o Cem Mondialità, Nigrizia, Mosaico di pace. Andate a parlare con quelli dei Beati i costruttori di pace, o della Comunità di sant’Egidio. Oppure, leggete semplicemente il Vangelo, e senza chiedere a nessuno di interpretarlo per voi, ascoltate quello che dice al vostro cuore.

MASSIMO BIAGETTI E MADDALENA ROSA, Rovato (Bs).


IL DOSSIER SUI PIGMEI

Grazie per lo splendido dossier di Missione Oggi. Penso sia molto opportuno insistere sull’apporto che si vuol dare, con la modalità della nostra presenza, perché ai Pigmei sia “riconosciuto il diritto” della propria dignità e senso di sé.

I Pigmei, come ogni popolo e ogni individuo, già possiedono una propria dignità e un proprio senso di sé, dal momento stesso che esistono come popolo e come individui: dignità e senso di sé non possono mai essere dono o imposizione di qualcun altro, che troppo spesso, invece, travestendo questo dono e questa  imposizione con termini altisonanti come civilizzazione, sviluppo socio-economico-culturale e simili, ha di fatto imposto il dominio e lo sfruttamento dei popoli così beneficiati, in realtà genocidati sul piano sociale, economico, culturale e a volte anche fisico.

Un cordiale saluto alla redazione e a tutti i lettori. Io riparto in questi giorni per Etabe, Congo.

BENITO MAZZUCATO, Bolzano.



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