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DIO OFFRE SEMPRE UNA NUOVA POSSIBILITÀ

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Si legge nella Bibbia che una volta il re di Aram scrisse una lettera al re d’Israele per chiedere la guarigione dell’amico Nàaman il siro, che aveva contratto la lebbra (cfr. 2Re 5). Il re di Aram auspicava per il prode capo del suo esercito il ritorno alla normalità. Ma appena la sua lettera giunse al re d’Israele, questi andò su tutte le furie, perché riteneva che gli fosse stata chiesta una cosa impossibile.

Chissà quante persone in difficoltà – per malattie gravi o delitti imperdonabili – hanno chiesto anche a noi di aiutarle a ricominciare una vita normale e chissà quante volte anche noi, come il re d’Israele, abbiamo strappato le loro “lettere”, convinti che stavano chiedendo l’impossibile!

Ogni persona in difficoltà desidera fortemente – spesso invano – una nuova possibilità di vita.

Quelli che si “sporcano” con comportamenti scorretti, anche di natura criminale, raramente riescono a liberarsi dallo stigma e spesso continuano a portarne i segni.

È quanto è successo ai dieci lebbrosi del Vangelo secondo Luca (17,11-19). Tutti desideravano che qualcuno offrisse loro una possibilità di guarigione, pur sapendo che era ritenuta impossibile dai rabbini, per i quali il disfacimento del corpo era segno del disfacimento spirituale.

A causa del peccato ci spogliamo della bellezza donataci da Dio, perdiamo la somiglianza con Gesù Cristo.

Ostinandoci nel male, diventiamo spesso insensibili al disordine morale e scambiamo il male col bene. Con il passare del tempo, tale condizione si aggrava a tal punto che lo stesso peccatore chiede che gli sia data una possibilità di ricominciare. Anche se la malattia spirituale è molto grave e porta alla morte, c’è sempre una possibilità di cura, almeno secondo il Vangelo.

Nella Chiesa sono molti coloro che chiedono una nuova possibilità, che li aiuti a lasciare il passato alle spalle.

Di fronte ad una simile richiesta, ad un simile grido di aiuto, siamo spesso impacciati, incapaci di dare una risposta; o, qualche volta, pur avendo una soluzione, preferiamo non offrirla, perché troppo scomoda anche per noi.

Eppure, anche la domanda più impossibile è possibile per Dio. Spinto dalla misericordia, con profonda compassione, Gesù guarisce i dieci lebbrosi, reintegrandoli nella comunità, contro le regole sociali e religiose del suo tempo. Gesù non ha lasciato che i canoni dell’ortodossia giudaica lo ostacolassero nell’aiuto ai lebbrosi, ma ha trovato l’energia umana e spirituale giuste per ristabilire la comunione con Dio e con le persone.

È interessante notare che quando Gesù opera in questo modo, ci mostra il comportamento, il metodo, di Dio stesso, che mette al centro ciò che è considerato periferico.

Gesù smantella il complesso di dottrine, norme e tradizioni, che si erano cristallizzate con il passare del tempo per proteggere la vita, trasformandosi però anche in uno strumento di oppressione ed esclusione.

Poco dopo la pubblicazione dell’esortazione Amoris laetitia, ho incontrato una donna divorziata risposata, che mi ha chiesto quale chance avesse una persona come lei di non essere considerata “scomunicata”. Con le lacrime agli occhi mi disse: “Datemi la possibilità di accostarmi alla confessione, perché desidero vivamente chiedere perdono a Dio e aprirgli le mie braccia per accogliere la sua misericordia”. Questo è solo uno tra i tanti esempi di persone che oggi si sentono come i dieci lebbrosi del Vangelo.

Ci sono tante altre storie che assomigliano al caso di questa donna. Rivolgo il mio appello alle comunità cristiane affinché non siano come i “villaggi” del tempo di Gesù, che costruivano muri affinché i lebbrosi non vi mettessero piede, negando loro la possibilità di fare esperienza di quel Cristo Salvatore, che offre sempre una nuova possibilità, nonostante i pasticci che noi combiniamo.

È vero che la “riabilitazione” non è automatica ed esige un processo lungo. Lo stesso vale nella Chiesa per quanti desiderano una nuova possibilità. Bisogna che essa offra loro un itinerario di fede durante il quale, con l’assistenza di una guida spirituale, possano ripristinare un confronto rigenerativo con la parola di Dio.

È triste constatare come spesso serva “la lanterna di Diogene” per trovare una guida in grado di accompagnare tale discernimento.



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