DARE SPAZIO ALLA COSCIENZA
La vera crisi che, come società, stiamo attraversando è fondamentalmente una crisi morale. La Chiesa cattolica non ha mai rinunciato a un ruolo di guida nel campo della morale. Molti hanno trovato nella teologia morale una risorsa di riflessioni fondate sulla ragione e sul Vangelo, e questo li ha aiutati a progettare la loro vita con dignità.
Tuttavia c'è chi si scoraggia davanti alla proposta morale della Chiesa, a causa del modo in cui alcuni la presentano. Come fa notare Papa Francesco “a volte il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane e il modo di trattare le persone hanno aiutato a provocare ciò di cui oggi ci lamentiamo, per cui spetta una salutare reazione di autocritica” (AL 36).
È per questo che nel mio primo intervento all’ultimo Sinodo dei Vescovi avevo detto che “ci sono quelli che hanno perso la fiducia nella chiesa perché avvertono che tra noi c’è chi dà più importanza ai principi che alla persona nella situazione concreta.[…] [che] si fa più leva sulla ‘morale normativa’ che sulla ‘morale delle virtù’”, suggerendo: “un cambiamento di paradigma nella teologia morale”.
L’Amoris Laetitia ci offre un nuovo paradigma pastorale; vi è un cambiamento dalla prassi morale e sacramentale, dettata dal rigorismo, verso atteggiamenti ispirati dalla benignitas evangelica. Infatti, come dice il Papa “seppure è vero che bisogna curare l’integralità dell’insegnamento morale della Chiesa, si deve sempre porre speciale attenzione nel mettere in evidenza e incoraggiare i valori più alti e centrali del Vangelo, particolarmente il primato della carità come risposta all’iniziativa gratuità dell’amore di Dio” (311, cfr. 306).
La condiscendenza che la Chiesa si impegna ad applicare nei confronti dell’uomo ferito, non va interpretata come una forma di permessivismo o buonismo; piuttosto è di nuovo un tentativo nella storia, perché in quanto serva dello Spirito di Dio che opera in ogni uomo, la Chiesa non sia solo colei che denuncia il peccato ma anche colei che illumina e accompagna la coscienza nel suo impegno per vivere le Beatitudini.
Quindi non possiamo non “dare spazio alla coscienza dei fedeli che tante volte rispondono quanto meglio possibile al Vangelo in mezzo ai loro limiti e possono portare avanti il loro personale discernimento davanti a situazioni in cui si rompono tutti gli schemi. Siamo chiamati a formare le coscienze non a pretendere di sostituirle” (37). In un’altra citazione Papa Francesco scrive così “(la) coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo” (303).
Riconoscendo la grande responsabilità che ha la coscienza, ci rendiamo conto che non possiamo ignorare che “un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere valori insiti nella norma morale, o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettono di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa” (302).
Un’altra regola d’oro messa in luce da Papa Francesco è che “a causa di condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno, - si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa” (305). È proprio in questo contesto che il Papa, parlando di aiuto della Chiesa ci offre, nella nota 351, un’indicazione sui sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia.
Tutto questo getta l’enorme onere sull’individuo di avere una coscienza adulta e formata; ma non è meno onerosa la responsabilità di coloro che hanno il munus pascendi, che non sono “controllori della grazia ma facilitatori” (310).
Credo fermamente che con questa Esortazione Apostolica, Papa Francesco ha saputo mettere insieme egregiamente la dottrina con la pastorale. Attraverso questo pronunciamento del Magistero, Pietro ci aiuta affinché “la conoscenza di Gesù non sia trasformata in una conoscenza ideologica e anche normativa e (così) chiudiamo le porte con tante prescrizioni”.
In questa impostazione, la Chiesa ha una strada da fare per dissetare coloro che desiderano una guida morale che li aiuti a mettere ordine in se stessi e attorno a loro.






