DALLA PERIFERIA ALLA CONQUISTA DEL CENTRO / IL CASO DELLE MEGA-CHURCHES IN INDONESIA
C’è chi invita a predicare il Vangelo nelle periferie del mondo. Ci sono Chiese, soprattutto le nuove di ispirazione pentecostale, che preferiscono, invece, puntare verso il centro, annunciando il Vangelo della prosperità nei quartieri centrali e più affluenti delle metropoli.
IL CASO DELL’INDONESIA
Nel nostro viaggio alla ricerca dei nuovi volti del cristianesimo di ultima generazione, alcuni paesi asiatici ci offrono esempi significativi, tra questi l’Indonesia, la nazione con la popolazione musulmana più numerosa al mondo (83 per cento). I cristiani sono circa il 9 per cento, fra protestanti (6 per cento) e cattolici (3 per cento). Le altre minoranze sono quella induista e buddhista. La Costituzione indonesiana riconosce cinque religioni: islam, protestantesimo, cattolicesimo, induismo, buddhismo, cui si è aggiunta, più di recente, una sesta, il confucianesimo. Tale riconoscimento si fonda sulla dottrina del Pancasila (i cinque principi), cui si richiama espressamente la Costituzione. Essi sono nell’ordine: credenza in un Essere superiore (o in un ordine eterno); dignità umana; unità dell’Indonesia come nazione; democrazia illuminata dalla saggezza interiore degli esseri umani; giustizia sociale. In uno Stato che riconosce la libertà religiosa, non stupisce il relativo successo del modello della mega-Church (grandi auditorium) cui si ispirano le nuove Chiese di matrice pentecostale. Oggi, ce ne sono una decina; la metà nell’isola di Giava, a maggioranza musulmana.
LA GRAHA BETHANY CHURCH
La Graha Bethany Church, fondata nel 1978, vanta uno degli auditorium maggiori: 20mila posti a sedere. Edificata in uno dei quartieri più moderni e confortevoli di Surabaya, una metropoli di circa tre milioni di abitanti, ogni domenica vi si celebra un servizio che ha un format spettacolare, che si può seguire sia su YouTube sia sul sito. Sul grande palcoscenico si alternano danzatori e complessi musicali, cori e singoli cantanti, che introducono e accompagnano le diverse performance del pastore Abraham Tanuseputra. Questi, invece di seguire le orme del padre farmacista, nel 1965 si convince di aver ricevuto i doni della profezia e della guarigione. Comincia con un piccolo gruppo per poi diventare negli anni Ottanta uno dei più noti leader carismatici indonesiani.
LA GOSPEL OF KINGDOM CHURCH
La seconda mega-Chiesa è la Gospel of Kingdom. La sala principale, di 12mila posti, è chiamata Holy Stadium e, in effetti, si respira un clima da stadio, di sovra eccitazione per il susseguirsi di danze, canti, luci e suoni prima dell’ingresso del ministro di culto che dà inizio alle preghiere di guarigione. A Semarang la Chiesa gestisce anche un ospedale di primo aiuto, un orfanotrofio e una cucina popolare che offre circa 10mila pasti al giorno. Essa fa parte della rete delle missioni dei Mennoniti sparse nel mondo. Essi prendono il nome da Menno Simons (1496-1581), ex prete cattolico olandese che abbracciò la riforma protestante. Sono arrivati a Giava nel 1851, al seguito della colonizzazione olandese. Dal 1925, non senza conflitti, la Chiesa mennonita è stata guidata da pastori indonesiani, che hanno cercato con alti e bassi di emanciparsi dalla teologia e liturgia dei bianchi europei.
LA REFORMED EVANGELICAL CHURCH
La storia della terza mega-Chiesa, la Reformed Evangelical Church, una denominazione che si richiama alla tradizione protestante, è ancor più significativa. Il fondatore e guida, Stephen Tong Eng (nato nel 1940, di origini cinesi, ma trapiantatosi presto in Indonesia) giovanissimo, come egli stesso racconta, simpatizzava per il marxismo e criticava il cristianesimo come “folle religione occidentale”. La conversione avviene nel 1957, quando sua madre, fervente cristiana, lo incoraggia a partecipare a un incontro di giovani, organizzato dal Southest Asia Bible Seminary, a Malang (Giava orientale). Tong inizia così la sua carriera di studente di teologia e, dopo otto anni dalla sua ordinazione, fonda la Chiesa, che gestisce con piglio da imprenditore carismatico. L’auditorium da lui costruito nel 1989 ospita 8mila posti a sedere ed è inserito in un grattacielo di venticinque piani.
LA MAWAR SHARON CHURCH
Rispetto alle tre mega-Chiese già esaminate, la quarta, la Mawar Sharon (letteralmente la rosa della pianura) ha un profilo ancor più carismatico, grazie al giovane leader Philip Mantofa. La sua agiografia ci racconta un passato di bambino gracile e infelice, che, graziato dallo Spirito Santo, decide di dedicarsi al ministero di Dio. Studia al Collegio biblico della British Columbia di Vancoveur. Dopo l’ordinazione nel 1992, rientra in Indonesia, dove si dedica alla crescita e diffusione della Mawar Sharon. La sua popolarità è legata allo stile comunicativo adottato. Le sessioni intensive di preghiera, chiamate Festival of God’s Power, sono tutte centrate sul tema del miracolo e della guarigione. Il miracolo è la messa alla prova dei suoi poteri straordinari e, al tempo stesso, il picco dell’esperienza emotiva che trasforma la liturgia in drammaturgia; lo spettacolo del miracolo davanti a tutti i presenti crea e rafforza una relazione affettiva fra massa e carisma. Il guerriero del revival spirituale, come si auto-definisce Mantofa nel suo libro che porta tale titolo, affida il suo successo anche alla capacità di comunicare con i giovani, organizzando sedute in cui invita complessi rock o compagnie di danza moderna che attirano il pubblico più giovane.
LA CHIESA DEI CONIUGI JEFFREY E ANGELA RACHMAT
Simile per stile comunicativo e forme liturgiche è la Chiesa fondata nel 1996 dai coniugi Jeffrey e Angela Rachmat. Dal 2015 il servizio si tiene in un auditorium di un centro congressi in uno dei maggiori mall di Jakarta, il Kota Kasablanka (in stile finto-marocchino). Entrando la prima cosa che colpisce è la folla festante di giovani che si accalcano per entrare. Quando fa il suo ingresso sul palco la band True Worshippers, che attacca subito con un pezzo molto orecchiabile di una canzone rock che parla delle lodi a Dio, la platea si scalda subito. Rachmat predica un Vangelo che egli stesso chiama degli appassionati vincitori della fede in Dio. L’entusiasmo dei giovani non è diverso da quello che gli stessi potrebbero provare in uno stadio ascoltando il loro cantante o la loro band preferita. La differenza, non piccola evidentemente, è che si loda con passione e trasporto fisico Dio.
LA ROCK CHURCH DI TIMOTHY ARIFIN
Infine, una breve nota merita la Rock Church di Timothy Arifin, inaugurata nel 1987, come emanazione della Bethany Graha, di cui sopra. Il leader di quest’ultima manda in missione un giovane pastore a Denpasar, capoluogo amministrativo (789mila abitanti circa) dell’isola di Bali. La realtà socio-religiosa dell’isola non è delle più favorevoli al cristianesimo. Infatti, stando all’ultimo censimento del 2010, sui 4 milioni e 200mila abitanti, la maggioranza è legata a una forma di induismo balinese (84 per cento), mentre l’altra minoranza più consistente è composta da musulmani (13 per cento). Una volta impiantata la Chiesa, Arifin ha cercato di adattare il messaggio carismatico all’ambiente balinese, acquisendo una relativa autonomia rispetto alla Chiesa-madre. A riprova di come l’esercizio del potere carismatico consenta gradi di libertà nell’iniziativa dei pastori, i quali, per così dire, una volta messisi in proprio, improvvisano sul tema, si adattano flessibilmente ad un nuovo ambiente studiandone le particolarità, senza perciò voler imporre, a tutti i costi, un modello già elaborato e funzionante in un altro contesto.






