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CUSTODIRE IL FUOCO O ADORARE LE CENERI?

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“Non adorare le ceneri, ma custodire il fuoco”: è la sintesi, essenziale e al contempo inquietante, della riflessione di fratel Enzo Biemmi, noto catecheta di Verona, al Simposio dei Comboniani a Limone sul Garda (3-6 giugno 2024), dedicato al tema “Missione e sinodalità in Europa”. Biemmi è partito dall’icona biblica di Atti 1,12-26, per invitare i partecipanti a riflettere sulla duplice “sottrazione” vissuta dalla prima comunità cristiana, tra l’Ascensione e la Pentecoste: quella della presenza fisica di Gesù e quella dell’apostolo Giuda, dopo la sua tragica fine. Un interessante specchio sul quale proiettare le “sottrazioni” – ha continuato Biemmi – che oggi mettono a dura prova la Chiesa in Europa: la fine della cristianità (con la dissoluzione della civiltà parrocchiale e del modello coloniale di missione) e la fine della “necessità” della fede (e di Dio) per essere umani. 

Fratel Enzo ha incoraggiato i partecipanti – missionari e missionarie della Famiglia Comboniana – a vivere queste “sottrazioni” come la prima comunità cristiana, non necessariamente come cattiva notizia ma come germi del nuovo, cioè assumendole e leggendole alla luce della Pasqua, individuando cosa fare e mettendo a punto criteri di discernimento per giungere a decisioni che lascino a Dio l’ultima parola. Insomma, non si tratta di adorare nostalgicamente le ceneri (della cristianità) ma di custodire profeticamente il fuoco (del regno di Dio). 

Suggestive anche le metafore usate da Biemmi per rendere più eloquente il processo sinodale e missionario della Chiesa oggi in Europa: quella del cielo stellato ovvero della consapevolezza che alcune stelle che vediamo sono ormai spente, mentre altre sono nate o stanno nascendo, anche se non ne captiamo ancora la luce; e quella dell’aragosta ovvero del mollusco, la cui crescita non è accompagnata da quella del suo carapace, per cui l’unico modo per vivere è perdere la vecchia corazza e costruirne una nuova, sul corpo  in movimento, nel frattempo vulnerabile alle minacce del mare. Altrimenti detto, in questa fase di transizione e metamorfosi della Chiesa e della sua missione in Europa, siamo invitati a non perdere la speranza, perché altre stelle sono nate o stanno nascendo nel firmamento ecclesiale e missionario, anche se non ne intercettiamo ancora la luce. Siamo pure chiamati ad esporci alle insidie del mare, mentre stanno prendendo forma nuove ministerialità e strutture, più adatte alle necessità del cambiamento epocale in atto.

Insomma, dobbiamo uscire da una logica di “gestione dell’emergenza” per passare ad una logica di accoglienza del nuovo kairós pastorale e missionario. Come ha fatto, per esempio, la Chiesa di Bolzano-Bressanone, a partire dal suo Sinodo 2013-2015, che ha elaborato un programma – secondo il direttore dell’ufficio pastorale della diocesi, Reinhard Demetz, intervenuto allo stesso Simposio di Limone – improntato ad una presenza più sinodale e missionaria della Chiesa, che mira a formare comunità parrocchiali più inclusive e aperte alla realtà locale. Infatti, come ha plasticamente affermato il vescovo Ivo Muser nel Convegno diocesano del 2022, “la struttura della pastorale – come l’abbiamo conosciuta finora – si sta dissolvendo. […] La Chiesa popolare, l’ancoraggio della Chiesa nel popolo, sta vivendo uno sconvolgimento, sta scomparendo, richiamandoci alla mente il drammatico ritiro dei ghiacciai”. Per cui è necessario, non solo a Bolzano-Bressanone, “aprire strade all’audacia dello Spirito” e, d’accordo con Biemmi, “non adorare le ceneri, ma custodire il fuoco”.



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