COOPERAZIONE MISSIONARIA NELLA RECIPROCITÀ
La diocesi di Firenze in questo ultimo ventennio ha accolto un numero consistente di presbiteri, provenienti dalle Chiese del Sud del mondo, alcuni per una cooperazione pastorale, altri per il conseguimento di un titolo accademico nelle discipline teologiche e parziale collaborazione nelle attività pastorali parrocchiali.
Questa accoglienza pone la diocesi tra le prime in Italia che prestano questo servizio: in essa attualmente operano 51 presbiteri, 28 per motivi di studio e 23 per cooperazione pastorale. L’accoglienza di preti studenti e di fidei donum tocca i due terzi delle diocesi italiane; sui 32 mila presbiteri che operano in Italia l’incidenza è di circa il 10 per cento.
UNO SCAMBIO TRA CHIESE
Varie sono le interpretazioni di questo fenomeno: alcuni lo reputano un palliativo per sopperire alla mancanza di vocazioni, all’invecchiamento del clero in Occidente e alla necessità di coprire la domanda dei fedeli soprattutto per il servizio sacramentale. Altri invece leggono tutto questo come uno dei segni dei tempi per rispondere alle sfide della globalizzazione, marcata dalla mobilità umana, dall’economia di mercato e da internet. Questo scenario a livello globale, sempre di più invita le Chiese ad aprirsi e a vivere la cooperazione e la reciprocità.
Per una reale cooperazione e una feconda reciprocità tra le Chiese, l’accoglienza non è stata lasciata al caso, né ad uno scambio tra Chiese che mandano e Chiese che accolgono, come un do ut des interessato; ma coordinata e gestita dai vescovi delle diocesi coinvolte, secondo una Convenzione approvata dalla Conferenza episcopale italiana nel 2008, dove sono indicate le condizioni, le modalità, i tempi e il coinvolgimento delle chiese che inviano e di quelle che accolgono.
L’INSERIMENTO SOCIO-CULTURALE
La diocesi di Firenze ha creduto opportuno offrire ai presbiteri che arrivano da altri continenti un periodo congruo (circa un anno) per il loro inserimento, l’apprendimento della lingua italiana e la loro graduale acculturazione, prima di essere inviati nelle varie parrocchie per il servizio di collaborazione pastorale e seguire gli studi accademici. A questo scopo è stato chiesto alla comunità dei Missionari Comboniani di offrire non solo la loro casa per l’accoglienza, ma soprattutto di condividere la loro esperienza acquisita in altri contesti ecclesiali e culturali, la conoscenza delle lingue e dei modi di vita di altri popoli, per favorire la vita fraterna e la mutua conoscenza. Questa scelta sempre più si è rivelata adeguata allo scambio di esperienza di evangelizzazione, la conoscenza dei piani pastorali della diocesi, le sfide missionarie del territorio e le caratteristiche peculiari della vita sociale e culturale dei toscani, facilitando in questo modo il loro inserimento nelle parrocchie e la convivenza con i parroci, con i loro collaboratori e con tutti i fedeli, con uno spirito cooperativo, fiducioso e propositivo. Il vicario generale e il Cmd, oltre alla prima accoglienza, organizzano l’accompagnamento di questi presbiteri, durante tutto il tempo della loro permanenza, attraverso incontri specifici di spiritualità, formazione continua e conoscenza di iniziative e attività ecclesiali, sociali e culturali, della realtà fiorentina.
L’accompagnamento è importante per aiutare questi presbiteri a rimanere legati alle loro radici, mantenere contatti costanti con le loro comunità ecclesiali e programmare, gradualmente, il loro ritorno, evitando in questo modo prolungamenti non necessari, né utili, scoraggiando il vagare da una diocesi all’altra, con grave danno agli obiettivi della cooperazione e dell’aiuto reciproco tra le Chiese.
LA CORRESPONSABILITÀ NELL’EVANGELIZZAZIONE
La presenza di questi collaboratori, anche se limitata nel tempo, nella dinamica della reciprocità, ha aiutato la chiesa fiorentina a sottolineare per tutto il popolo di Dio la corresponsabilità delle chiese nella missione evangelizzatrice nel mondo di oggi, in un contesto sempre più marcato dalla pluralità culturale e da credi diversi. Per anni sono partiti missionari e missionarie toscani, consacrati e laici, per l’aiuto delle giovani chiese in Africa, Americhe e Asia. Oggi c’è questo ritorno per un sostegno alle nostre comunità, un po’ in affanno per coprire la domanda di servizi pastorali e la difficoltà di reperire i nuovi operai del Vangelo.
La collaborazione provvisoria che queste forze prestano, hanno posto alla chiesa fiorentina la sfida e l’urgenza di un discernimento fatto nello Spirito e, alla luce dei segni dei tempi, per osare nuovi approcci pastorali e nuovi tipi di organizzazione e di presenza sul territorio; specialmente nella promozione di una chiesa tutta ministeriale, dove i laici e le laiche assumono responsabilmente e in collaborazione con i presbiteri, servizi per la cura delle comunità, ma soprattutto per raggiungere quelle che papa Francesco chiama “periferie esistenziali”.
LA RISCOPERTA DELLA MISSIONE “AD GENTES”
La Chiesa di Firenze, aprendosi a questa cooperazione missionaria, ha colto l’importanza di assumere la missione ad gentes come paradigma di ogni azione pastorale (Cei, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia 32, 2001). E l’invito di papa Francesco a cambiare metodo, passando da “una pastorale di semplice conservazione ad una pastorale decisamente missionaria” (Evangelii gaudium 15) e, nello stesso tempo, da una pastorale del fare a una previa pastorale dell’essere.
Vedere questi giovani presbiteri, di varie nazionalità e culture, immergersi nel quotidiano della vita ecclesiale e sociale, con un atteggiamento di empatia, coltivando relazioni e dando tempo all’ascolto e alla prossimità, aiuta a riscoprire alcune caratteristiche della missione ad gentes: per esempio quella dell’incontro e della condivisione; meno preoccupata con programmi pastorali elaborati, meno tempo per le strutture e più attenzione alle persone, specialmente a quelle che si sono allontanate dalla partecipazione ecclesiale, ma che continuano la ricerca.







