Congo RD e dintorni: riserva di caccia
Quando si parla di Africa è facile imbattersi in qualcuno che osserva: “L’Africa è un paese ricco di tante materie prime e ciò è l’origine dei suoi guai”. L’area dei Grandi Laghi è la prova provata di questa sconsolante considerazione. Tra i paesi della regione, il Congo RD è ricchissimo di risorse naturali, molte delle quali ricercate da una tecnologia sempre più sofisticata. Gli interessi delle multinazionali e delle grandi potenze guardano allo sfruttamento di queste risorse con strategie che in misura molto relativa tengono conto degli interessi di popoli e Stati.
Francia, Inghilterra, Russia, Stati Uniti e da ultimo anche la Cina, a seconda degli equilibri mondiali, si sono susseguite, coalizzate o alternate per condizionare le vicende politiche di questi paesi e ottenerne dei vantaggi. Le guerre tribali, l’appoggio a uomini di Stato di loro fiducia, il sostegno a processi democratici sempre molto incerti, dove la regola sembra essere quella delle irregolarità e dei brogli elettorali, sono stati gli strumenti utilizzati fino ad oggi.
Gli ultimi ostacoli potrebbero essere superati con la realizzazione di una grande area di mercato comune, che favorendo la libera circolazione dei beni e delle persone assicurerebbe lo sfruttamento delle risorse alla luce del sole, il rafforzamento del ruolo egemone che i paesi confinanti, Ruanda e Uganda, già svolgono.
In positivo ci potrebbe essere la soluzione pacifica della sovrappopolazione di Ruanda e Burundi. E gli interessi del Congo?
Forse, restare ancora una riserva di caccia, questa volta di materie prime, come al tempo di Leopoldo II del Belgio.








