Canticchiare per una strada di Yangon, in Myanmar, una canzone degli U2 può significare esporsi al rischio dell’arresto e una detenzione da tre a vent’anni. Già solo questo episodio suggerisce l’enormità di ciò che accade da decenni in quel paese. Per il regime militare, al potere dal 1962, il ridicolo e il drammatico sono mescolati insieme fin dagli inizi di questo tragico pezzo di storia contemporanea. Ad oggi sono ancora più di mille i prigionieri politici reclusi nel paese; infinita, invece, la lista delle violazioni di diritti umani. Torture, violenze, stupri, deportazioni di intere comunità, pulizia etnica, bambini soldato, lavoro forzato, esecuzioni sommarie, pena di morte: un vero e proprio inferno a cielo aperto, tomba della definizione stessa di “diritti umani”.
È questo quadro…
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