ATTENZIONE ALLE SFIDE CON QUALCHE LIMITE
L’Instrumentum laboris per il prossimo Sinodo [sulla Famiglia], che avrà come oggetto “le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto della evangelizzazione”, è un documento complesso. Costruito sulla base delle risposte al questionario allegato al testo preparatorio – questionario rivolto non solo alle comunità cristiane, ma anche a gruppi e associazioni laicali, nonché a singoli (credenti e non) – esso si propone di dare conto dei problemi e delle attese delle famiglie nell’attuale momento storico, caratterizzato – come si legge nella premessa – da una diffusa crisi culturale, sociale e spirituale. L’attenzione alle sfide che vengono emergendo e l’ascolto della base ecclesiale (e non soltanto) sono senz’altro elementi nuovi e significativi, che conferiscono al testo un carattere partecipato.
IL TAGLIO PASTORALE
Il documento, che ha un taglio eminentemente pastorale, si compone di tre parti, dedicate rispettivamente alla comunicazione del Vangelo della famiglia (prima), all’illustrazione delle linee della pastorale familiare, con particolare riferimento alle situazioni difficili e irregolari (seconda), e, infine, all’apertura alla vita e alla questione educativa (terza).
La preoccupazione prioritaria, presente trasversalmente in tutto il testo (anche se tematizzata soprattutto nella prima parte), è quella della evangelizzazione della famiglia, cioè dell’annuncio della bellezza della vocazione all’amore, che oltre a costituire un fattore fondamentale della realizzazione della persona, rappresenta anche un grande potenziale per la società.
Si tratta, in altri termini, di mostrare, in maniera efficace, agli uomini di oggi il carattere umanizzante della proposta cristiana, sollecitandone l’adesione come via di accesso alla pienezza della vita.
La necessità di dare centralità a tale annuncio nasce dalla constatazione che il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia, come proposto dalla Bibbia e dai documenti del magistero ecclesiale, è scarsamente conosciuto e spesso fortemente osteggiato (in particolare laddove vengono affrontate questioni morali), sia per la carenza di un’esperienza cristiana autentica che per il prevalere nella cultura dominante di logiche individualiste e relativiste in netto contrasto con il messaggio evangelico.
ESIGENZA DI UN ESAME DI COSCIENZA
Non manca, tuttavia, nel documento anche l’invito a un severo esame di coscienza da parte dei credenti e delle comunità cristiane, che si rivelano spesso incapaci di affrontare con iniziative efficaci la situazione sul piano pastorale. Come non manca la rilevazione della problematicità dell’uso di alcune categorie – quella di legge naturale in primis – che rischiano di non rendere viabile il messaggio. Di qui la sottolineatura dell’importanza di un linguaggio e di un quadro concettuale di riferimento più aderente al modo di pensare e di esprimersi dell’uomo contemporaneo.
Il ricupero della famiglia viene dunque auspicato non solo in quanto essa costituisce un momento fondamentale della vocazione cristiana ed ecclesiale – il richiamo è qui in particolare al concetto di “Chiesa domestica” – ma anche per il significato umano e sociale che riveste, in quanto scuola di relazioni e di socialità, nella quale le differenze di sesso e di età, vissute nella prospettiva della reciprocità, concorrono allo sviluppo integrale della persona.
DIVORZIATI RISPOSATI
La parte quantitativamente più consistente dell’Instrumentum laboris è poi dedicata ad affrontare le emergenze attuali. Lo status di fragilità della famiglia è messo in relazione con una molteplicità di fattori, che vanno dall’impoverimento della qualità delle relazioni ai ritmi del lavoro;
da una cultura di massa incentrata su stereotipi consumistici all’affermarsi di concezioni ideologiche con visioni plurime di matrimonio e famiglia.
Questo spiega il moltiplicarsi di situazioni difficili – dalle convivenze alle unioni di fatto, dalle separazioni ai divorzi e ai nuovi matrimoni, fino alle unioni di persone dello stesso sesso – che esigono di essere affrontate, sul piano pastorale, superando la tentazione del moralismo e di uno sguardo legalista (n. 80) per fare proprio un atteggiamento improntato all’accoglienza e alla misericordia (n. 92).
In questo contesto meritano di essere menzionate, anche per il peso che ad esse viene attribuito dal documento, tre questioni:
- l’atteggiamento da assumere nei confronti dei divorziati risposati,
- la valutazione delle unioni tra persone dello stesso sesso
- e, infine, la contraccezione.
Sulla prima questione – l’atteggiamento verso i divorziati risposati – molte sono, tanto a livello di fedeli che di episcopati, le richieste di un cambiamento dell’attuale disciplina canonica, sia mediante la semplificazione delle procedure di nullità che attraverso l’assunzione di una prassi diversa – si pensi all’oikonomia praticata dalle Chiese ortodosse – e l’integrazione, in ogni caso, della via processuale con una più duttile via pastorale (nn. 89-104).
OMOSESSUALITÀ, CONTRACCEZIONE
Più rigida risulta la posizione – è questa la seconda questione – a proposito di unioni tra persone dello stesso sesso. Il giudizio delle conferenze episcopali circa la possibilità del matrimonio è qui decisamente negativo, anche se si intreccia con la proposta di un atteggiamento rispettoso e non giudicante nei confronti delle legislazioni che riconoscono a tali unioni i diritti civili. A questo si deve aggiungere la sottolineatura della necessità, da più parti evidenziata, di una visione più differenziata del fenomeno omosessuale e l’attenzione alla cura spirituale dei bambini di tali coppie (nn. 111-120).
Infine, sull’ultima questione – la contraccezione – pur riconoscendo onestamente che sussiste un rifiuto assai ampio della posizione intransigente dell’Humanae vitae – rifiuto che coinvolge anche un grande numero di cattolici praticanti – il documento sottolinea tuttavia marcatamente il significato profetico dell’enciclica di Paolo VI, attribuendo in larga misura le difficoltà delle coppie ad accettarne il messaggio all’incapacità di cogliere l’antropologia di fondo ad essa sottesa, a causa dell’avanzare di ideologie contrastanti, che tendono a separare radicalmente amore coniugale e trasmissione della vita (nn. 122-131).
ALCUNI LIMITI METODOLOGICI…
L’Instrumentum laboris rappresenta senz’altro un importante base di analisi e di riflessione per i lavori del Sinodo: le questioni che assillano oggi la pastorale della Chiesa sono, in larga misura, presenti senza alcuna mistificazione, anche laddove è chiaro il divario tra le posizioni ufficiali del magistero e il sentire comune di gran parte del popolo di Dio (per non parlare dei non credenti e dei non praticanti).
Questo non toglie che si riscontrino nel documento alcuni limiti, sia di natura metodologica che di contenuto, che meritano qualche considerazione. Sul piano metodologico, ciò che anzitutto emerge dalla lettura complessiva del testo è la presenza di una frequente oscillazione tra l’esposizione dei risultati emersi dalle risposte al questionario – dove peraltro vengono privilegiate, soprattutto quando si tratta di questioni particolarmente delicate e controverse, quelle provenienti dalle conferenze episcopali – e la riproposizione della dottrina tradizionale, dando così l’impressione che si intenda precludere la possibilità di un dibattito aperto e realmente innovativo.
Ciò deriva, almeno in parte, dallo scarso rigore dello stesso questionario, che se ha senza dubbio introdotto una vera rivoluzione di metodo nella preparazione del Sinodo, facendo esprimere direttamente le comunità cristiane sulle questioni che verranno affrontate, lo ha fatto tuttavia in maniera un po’ improvvisata e non pienamente scientifica. Spesso nel testo dell’Instrumentum è, anche per questo, difficile distinguere ciò che viene ricavato dal questionario come linea di tendenza maggioritaria e ciò che, invece, è opinione diretta degli estensori del documento.
… E DI CONTENUTO
Anche sul terreno dei contenuti – come si è del resto già rilevato – non mancano incongruenze e contraddizioni. Così mentre sembrano aprirsi delle possibilità di rinnovamento della prassi pastorale a proposito della questione dei divorziati risposati, in particolare per quanto riguarda l’accesso ai sacramenti della penitenza e dell’eucaristia, le prese di posizione piuttosto rigide sulle questioni dell’omosessualità e della contraccezione sembrano orientare la discussione su binari precostituiti, non rispettando in questo il carattere proprio di un testo preparatorio come l’Instrumentum laboris, che dovrebbe accontentarsi di istruire le questioni, fornendo i dati necessari per la riflessione senza dare soluzioni.
Un’ultima osservazione, infine, a proposito della gender theory. Non si intende certo negare la problematicità della questione, ma l’insistenza quasi ossessiva con cui viene nel documento richiamata (per ben tre volte ai nn. 23, 114 e 127) e i toni decisamente aspri con cui è trattata denunciano la persistenza di una forma mentis ancora rigidamente difensiva, che ci auguriamo il Sinodo riesca a superare.






