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L’EUROPA NON PUÒ SOTTRARSI AL PROPRIO DOVERE

From the Editor’s Desk

“The Tablet” – 25 Aprile 2015

I leader dell’Unione europea (Ue), compresi i componenti del governo britannico, hanno una diretta responsabilità per la spaventosa perdita di vite umane in mare avvenuta nelle ultime settimane, comprese le circa mille persone annegate nello scorso fine settimana, conseguenza della loro decisione di annullare l’operazione di salvataggio aeronavale nel Mediterraneo, che nello scorso anno aveva salvato molti esseri umani.

L’operazione che l’ha sostituita, scarsamente finanziata, e basata solo su un pattugliamento delle acque territoriali da parte della guardia costiera italiana, è un evidente fallimento, come sia il primo ministro David Cameron, sia il suo vice, Nick Clegg, hanno dovuto ammettere.

Ma era sottinteso che dovesse fallire, ed è lì che si nasconde la loro responsabilità morale.

La loro vera intenzione era lasciar affogare alcune persone per scoraggiarne altre dall’intraprendere un simile viaggio. Con un linguaggio che ricorda l’ambiguità dei nazisti, i commissari dell’Ue hanno deciso all’unanimità che il fatto che tanti profughi venissero salvati dalle loro “carrette del mare” costituiva un “fattore di attrazione”. Era una scusa tanto comoda che hanno deciso di crederci.

Tuttavia molte persone che conoscono da vicino la situazione, compreso il comandante dell’operazione navale italiana, prima che fosse annullata, avevano avvertito che una tale decisione era una sciocchezza. In primo luogo, perché si tratta di persone disperate, allontanate dalla loro patria da guerre, oppressione e persecuzione. In secondo luogo, per raggiungere il punto d’imbarco queste persone hanno dovuto sfidare molti pericoli, alcune hanno addirittura attraversato il deserto del Sahara. In terzo luogo, queste persone non sanno quanto pericolosa sia la traversata, e forse non hanno alcuna informazione su quanti sono annegati prima di loro.

Una volta nelle mani degli scafisti, sono in trappola, e possono solo proseguire.

Tutto ciò che si può dire in difesa dei politici europei è che l’opinione pubblica in tutta Europa è diventata talmente contraria agli immigrati di qualunque genere che qualsiasi politica che aumentasse il loro numero rischierebbe di far crescere ancor di più l’ostilità nei loro confronti.

Molto semplicemente, l’Europa non ha altra scelta che cambiare approccio, riavviando e finanziando l’operazione navale italiana e organizzando gli aiuti grazie alle forze degli altri Stati, comprese quelle britanniche, che già dispongono di mezzi navali nella regione. L’idea di lanciare operazioni militari contro i trafficanti non è un’alternativa, né lo sono le pie intenzioni di affrontare le situazioni politiche che sono all’origine della fuga di questi disperati. La comunità internazionale finora non ha trovato alcuna soluzione ai conflitti in Siria, Yemen, Iraq, Libia, Somalia, Eritrea e altrove – anzi, alcuni ha contribuito a crearli. Tutto ciò che contribuisce ad alleviare questi problemi va bene. Ma lasciar annegare nel frattempo la gente è pura malvagità.

Come papa Francesco ha ripetutamente suggerito, è necessario trovare qualche altra soluzione per consentire ai profughi che hanno diritto all’asilo politico secondo il diritto internazionale di ottenerlo, senza rischiare la vita su una barca affollata all’inverosimile e condotta da criminali senza scrupoli. Ciò implica un sistema bene organizzato in funzione prima dell’imbarco, e che ogni paese dell’Ue accolga la sua quota di rifugiati, ricevendoli degnamente e aiutandoli a stabilirsi sul suo territorio.

Ciò include la Gran Bretagna, il cui contributo finora è stato insignificante.


Traduzione italiana a cura di Federico Tagliaferri

pubblicata con il consenso dell’editore

© The Tablet Publishing Company Ltd.

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