
From the Editor’s Desk
“The Tablet” – 30 ottobre 2014
La tragica condizione dei rifugiati che cercano di raggiungere le coste dell'Europa meridionale su imbarcazioni di fortuna è già orrenda. Ma l’Unione Europea, con il totale supporto della Gran Bretagna, la vuole peggiorare. Ha preso la scioccante e vergognosa decisione di lasciare che la marina italiana mettesse fine alla sua operazione di ricerca e soccorso nel Mediterraneo senza sostituirla con qualcosa di ugualmente efficace.
La proposta è che l’Ue finanzi uno sforzo limitato di pattugliamento delle acque territoriali italiane. Ciò che accadrà oltre quel limite non sarà problema di nessuno.
L'unica cosa certa è che questa decisione, se si permetterà che rimanga tale, costerà molte vite innocenti. Per quanto incredibile possa sembrare, si intende fare proprio questo. È la logica, presentata dal governo britannico e a cui hanno aderito altri Stati europei, di rinunciare alla ricerca e al soccorso ritenendo che proprio la presenza di questo servizio “salva vite” agisca come un fattore di “spinta”. È stato detto che esso incoraggia più rifugiati a partire per il pericoloso viaggio verso le coste europee, dato che ritengono, nel caso si trovassero in pericolo in mare, che gli elicotteri di ricerca e soccorso e le navi a supporto li trarrebbero in salvo e li porterebbero in un porto europeo dove potrebbero chiedere asilo. Ma perché questa tattica funzioni, qualcuno dovrà prima annegare. Altrimenti il messaggio non sarà ricevuto e creduto da coloro per cui è pensato.
Mandare segnali tramite corpi di persone annegate è un modo orribile di condurre una politica di immigrazione.
In ogni caso, l’argomento del fattore di spinta non è provato – e come potrebbe mai esserlo? È assolutamente in contrasto con la determinazione incredibile di rifugiati che fuggono da condizioni intollerabili nei loro paesi. Se non sono stati scoraggiati dai rischi spaventosi che hanno già dovuto affrontare e che uccidono la metà dei rifugiati coinvolti, come si può supporre che siano scoraggiati da un rischio ulteriore? Questo è il punto fatto presente dal comandante italiano dell'operazione navale Mare Nostrum, l'ammiraglio Filippo Maria Foffi. “Se qualcuno parla di un “fattore di spinta”, non sa di che cosa sta parlando”, ha detto questa settimana. Mare Nostrum è stato fatto partire nel periodo in cui papa Francesco si è recato sull'isola di Lampedusa dopo una straziante perdita di vite l'anno scorso. L’ammiraglio ha dichiarato che la Marina italiana era orgogliosa di continuare tale operazione.
I numeri di persone a rischio sono probabilmente enormi. L’operazione umanitaria della Marina italiana ha salvato fino ad ora, e bisogna riconoscergliene il merito, circa 150mila persone, e si sa che, nonostante questo, circa 3mila sono annegate. Raggiungendo il suolo europeo, la maggior parte, forse la totalità, dei rifugiati implicati avranno validi motivi per ottenere l’asilo. Ma eccetto in un ristretto numero di casi, non possono presentare la loro domanda da paesi all'esterno della Ue. Mentre l’Europa non è in grado di risolvere i problemi che portano a questo esodo senza precedenti di rifugiati da paesi come la Siria, potrebbe almeno razionalizzare il processo di asilo così che le domande dei rifugiati possano essere trattate al punto di partenza piuttosto che a quello d’arrivo.
È quasi incredibile che qualcuno pensi che lasciar annegare le persone sia una alternativa civile.
Traduzione italiana a cura di: www.finesettimana.org
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