IL NASCONDIMENTO NELL’ESPERIENZA RELIGIOSA
Anzitutto, sono grato a Morcelliana, nelle persone del dott. Ilario Bertoletti e della dott.ssa Sara Bignotti, per avermi proposto di lavorare sul tema della spiritualità della vita nascosta. Senza il loro suggerimento sono portato a ritenere che non avrei scritto questo testo. Avrei sicuramente scritto alcune cose a riguardo, ma non questo libro. Sono grato anche ai miei superiori per avermi dato tutto il tempo necessario per lavorarci, senza stressarmi per i tempi e per vedere risultati immediati. Dandomi tutta la libertà necessaria.
Molti autori ritengono che non sia possibile terminare di scrivere un libro. Quello che alla fine si può fare è abbandonarlo. Lasciare cioè che prosegua la sua vita incompleta e imperfetta, consegnandolo ormai alle mani del lettore. Credo di aver provato anch’io questa esperienza. Ho avuto forte la sensazione che non potevo ritenere di essere giunto alla fine della scrittura di questo testo. Non solo per la vastità del tema, che ho dovuto in continuazione limitare e circoscrivere. In alcuni passaggi ho infatti specificato che non affrontavo filoni interessanti (esoterismo, occultismo, gnosticismo, letteratura ecc.), ma che avrebbero portato lontano il discorso. Non solo per non aver approfondito, volutamente, una serie di autori importanti. Penso in primo luogo allo Pseudo Dionigi. Ma anche a Nicola Cusano. E tra i pensatori del Novecento, Teilhard de Chardin, Dietrich Bonhoeffer di Resistenza e Resa, von Balthasar... O anche Sergio Quinzio. E questo perché ho cercato di mantenere una linea che si potrebbe definire spirituale, rispetto all’approfondimento di percorsi più speculativi e filosofici. Non solo perché nell’Oriente cristiano ho fatto pochi e brevissimi excursus. Qui infatti ci sarebbe materiale per un ben più impegnativo lavoro, anche soltanto limitandosi alla spiritualità russa e a quella siriaca. E non solo per aver dovuto fare i conti con il numero di pagine del volume.
Il testo che alla fine ho presentato a Morcelliana è risultato quasi il triplo di quanto inizialmente concordato. Mi sono infatti reso conto che per ognuno dei nove capitoli di questo libro sarebbe stato possibile, anzi doveroso, dedicare un intero volume. E per qualche capitolo anche più di un volume. Quello che mi ha colpito durante il mio lavoro è stato il fatto che a un tema così importante per la spiritualità cristiana – e non solo – si dedichi in genere poca attenzione. Non ci sono molti studi a riguardo. Mentre stavo lavorando al testo ci sono state alcune persone che mi hanno chiesto se il mio fosse un lavoro sulla spiritualità di Charles de Foucauld. Questo per me è un po’ rivelatore del fatto che la spiritualità della vita nascosta è percepita come elemento caratterizzante di questo o di quell’autore, senza riuscire a cogliere che si tratta, invece, di un aspetto comune e ricorrente dell’esperienza cristiana.
Si può forse ritenere che questa pubblicazione si distacchi in maniera netta rispetto ai miei testi precedenti. In realtà il tema era già presente. Ma non era esplicitato, essendo espresso attraverso altri generi letterari. Tra gli altri posso qui citare il testo che ho messo ad apertura dell’ultimo capitolo, tratto dal libro 50 preghiere di fede (Cantalupa/TO 2016, p. 68):
Sei l’Assente che ci ricolmi
con la tua presenza.
Sei la Presenza che ci misuri
con la tua assenza.
Tu sei il Nascosto
– dal velo delle realtà –
e noi ci avviciniamo ai lembi della tua cortina
facendo del nascondimento il nostro modo di stare nel mondo.
Nove mesi di lavoro per scrivere il testo. In realtà non dovrei parlare di mesi, ma di una vita. Non solo per il fatto che qui dentro ritrovo letture che risalgono anche a cinquant’anni fa. È un tema che mi è esistenzialmente, spiritualmente caro. Ed è anche un elemento caratteristico della spiritualità della congregazione alla quale appartengo: la Società di Maria. E non è un caso se un capitolo del testo è dedicato alla spiritualità del suo fondatore: Jean Claude Colin.
A lavoro finito ho ritrovato tra i documenti sul computer un testo preparato per una conferenza – sicuramente per i miei confratelli, ma non ricordo in quali circostanze – che risale ad una quindicina di anni fa e nella quale ho riscontrato abbozzati gran parte dei temi che ho sviluppato poi nel libro. Questo per voler dire che vi è presente una parte preponderante di ricerca, ma frutto anche di un’esperienza personale, che è maturata man mano. E qui si giunge ad un aspetto paradossale. Si può, infatti, veramente parlare dell’esperienza spirituale della vita nascosta? Non sarebbe maggiormente appropriato, opportuno, mantenere il silenzio? Ho accettato di affrontare questo paradosso e ho quindi cercato di parlare di ciò su cui, apparentemente, si dovrebbe tacere.
Ci sono molti modi per leggere un testo. Ci sono le diverse interpretazioni che entrano in gioco. Spesso e giustamente queste differiscono dalle intenzioni dell’autore. Ritengo che ogni capitolo possa essere letto come a sé stante. E, tuttavia, mi sembra che il testo conservi una sua unità. Credo in questo modo di aver reso possibile che ogni lettore possa leggersi anche solo la parte o le parti che gli interessano.
Vorrei richiamare brevemente alcune note del capitolo introduttivo del libro, nelle quali delineavo quanto ho già detto: «Lo scopo del presente lavoro è quello di cogliere la spiritualità della vita nascosta all’interno dell’esperienza umana e religiosa. La dimensione del nascondimento, infatti, rappresenta una parte fondamentale dell’agire e del costituirsi umano. Il discorso si presenta estremamente vasto e complesso. Quello che qui si è cercato di fare può essere considerato come un semplice abbozzo di temi che richiederebbero un’indagine maggiormente approfondita. Usando l’immagine della metafora lacustre, ogni capitolo del libro può essere considerato come una piccola sonda che cerca di far conoscere la conformazione di alcuni tratti del fondale marino. Ciò può fornire una descrizione sommaria dell’esteso mondo che si distende sotto l’acqua, ma con la consapevolezza che per approfondirne la conoscenza sarebbero necessari ulteriori analisi e strumenti. Oppure, si può usare l’immagine dell’iceberg, dove il visibile che affiora rappresenta solamente una piccola parte dell’insieme. La comprensione del nascondimento si radica profondamente nella dimensione dell’esperienza religiosa. Già soltanto il richiamo a questo elemento apre ad una pluralità di confini da affrontare, che investono i più diversi versanti: comportamentali, esistenziali, filosofici, spirituali, teologici, artistici, ecc. All’interno di questi molteplici crocevia, inoltre, s’inserisce, nell’ambito dell’esperienza cristiana, una lunga, prolifica tradizione spirituale e mistica che si è sviluppata a partire soprattutto da un passo biblico – là ove san Paolo afferma, rivolto ai cristiani di Colossi, che “la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio”».
Concludo aggiungendo che questa pubblicazione in qualche modo ha prodotto anche conseguenze sulla mia vita personale. Mi è stato chiesto dai miei superiori di dedicarmi a tempo pieno alla scrittura, allo studio e a tenere conferenze. E così da un anno e mezzo vivo in Francia, nei pressi di Lione, affrontando un nuovo capitolo, imprevisto, della mia vita.







