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IL MIRACOLO DI MADRE TERESA NON AIUTERÀ I POVERI

Clifford Longley

"The Tablet" -  24 dicembre 2015

La notizia che il papa aveva confermato una guarigione miracolosa quale conseguenza della celeste intercessione di Madre Teresa, morta nel 1997, mi ha procurato un diluvio di telefonate che mi chiedevano di spiegare e di difendere questo annuncio alla radio e alla tv. Spiegarlo, l’avrei potuto anche fare, ma difenderlo?

Mi sono ritrovato sempre più imbarazzato, mentre una serie di increduli giornalisti tentava di dare un senso a tutto ciò a beneficio di automobilisti in marcia verso casa, o di chiunque casualmente ascolti la radio nel tardo pomeriggio.

Trovo che ciò non sia difendibile.

Basti pensare ai milioni di disperate preghiere per la salvezza offerte dalle terrorizzate vittime dei nazisti, non solamente dai sei milioni di ebrei assassinati, ma anche dai due milioni di cattolici polacchi, ed altri, che condivisero quel terribile destino. Un Dio che fa miracoli in risposta alle preghiere solo per farci sapere che Madre Teresa è in cielo, ma che lascia tutte queste altre preghiere senza risposta e senza dare sollievo a tanta sofferenza, è davvero un Dio molto strano.

Per come la capisco io – dopo aver controllato il Catechismo – la teoria è questa: i santi in paradiso ascoltano le preghiere dei fedeli, e possono farle giungere a Dio onnipotente, alla presenza del quale essi godono un’eterna beatitudine. Perciò ai fedeli in terra, per così dire, è consentito chiedere a qualcuno che potrebbe essere santo di chiedere a sua volta a Dio un miracolo in loro favore. È una prova. Se il miracolo in seguito avviene, allora ciò dimostra che l’anima del defunto è davvero in paradiso.

Dio ha inviato un segno. Se il miracolo non avviene, potete provare di nuovo, tentando quante volte volete.

Si può pensare che sarebbe meglio pregare per l’intercessione di qualcuno che sia un santo riconosciuto, piuttosto di correre il rischio con qualcuno che potrebbe anche non esserlo. Si potrebbe addirittura pensare che sarebbe forse meglio evitare del tutto di ricorrere a un intermediario, e pregare direttamente Dio, come ha suggerito Gesù. Non riesco a immaginare una ragione per cui Dio presterebbe maggiore attenzione a una preghiera di un santo in paradiso anziché ad una proveniente da chi è ancora in vita, che sia santo o meno. Ma i candidati alla santità hanno i loro club di sostenitori, che sono spesso membri di congregazioni o ordini religiosi a cui il santo defunto apparteneva, e che promuovono campagne di preghiera allo scopo di innescare i due miracoli necessari al processo di canonizzazione.

Ciò costa denaro, naturalmente, credo che la tariffa attuale si aggiri sul mezzo milione di sterline (circa 650 mila euro – n.d.t.). In molti casi si spende assai di più. Al mondo esterno, tutto ciò sembra assomigliare molto a comprare la santità. Il motivo per cui l’istituzione che sponsorizza la canonizzazione ritiene che essa valga la spesa è che la canonizzazione le dà credito e stuzzica l’ego di tutti coloro che sono coinvolti. Se il santo in questione è stato il fondatore di un ordine religioso, ciò implica che Dio favorisce quell’ordine e perciò approva  le cose che fa. Questa fu evidentemente la ragione per cui l’Opus Dei s’impegnò al massimo per la canonizzazione del suo fondatore, Escrivà.

C’è qualcosa di talmente arrogante nel processo di canonizzazione che implichi la presenza di miracoli da qualificarlo senza dubbio come superstizione.

Ciò non significa che il processo con cui si accertano i miracoli sia in qualche modo disonesto – i criteri d’indagine, per quanto ne sappiamo, sono precisi e rigorosamente osservati –. Una guarigione che sia tale secondo la medicina dev’essere al là di ogni possibile spiegazione scientifica. Se fosse una guarigione naturale, anche di carattere eccezionale, non è considerata un miracolo.

Il vero problema è che l’elemento miracoloso nel processo di canonizzazione porta a un’idea distorta di Dio. È un Dio veramente minuscolo quello che può essere manipolato e usato per inviare alla Congregazione vaticana per le cause dei santi indicazioni su chi si trovi o meno in paradiso. Non sembra il Creatore del cielo e della terra. In effetti, può sembrare un po’ come il Dio dei primi libri dell’Antico Testamento, che veniva regolarmente descritto come colui che mandava segnali per manifestare il suo favore o per aiutare il popolo eletto a uscire da una situazione difficile. Ma la nostra idea di Dio è maturata molto da allora. Non è nemmeno il Dio dei Vangeli. Gesù fece miracoli, di ciò non ho dubbi, ma quelli avevano un enorme significato nello schema della salvezza che Egli insegnava ai suoi seguaci. Quei miracoli non erano mai banali.

Al contrario, perché abbiamo avuto bisogno di una guarigione miracolosa per sapere che Madre Teresa era santa? Questo miracolo è stato forse d’aiuto nel persuadere anche una sola persona che in precedenza ne dubitava? Ha minimamente aiutato la causa a cui Madre Teresa aveva dedicato la sua vita? Se mai, l’ha diminuita e ha diminuito lei – e loro.

Il papa ha il potere di canonizzare santi senza che siano necessari due miracoli provati.

Ha agito così nel caso di papa Giovanni XXIII. Sarebbe una buona giornata per la Chiesa se egli rendesse noto che d’ora in poi la virtù eroica e la santità di vita saranno le uniche condizioni necessarie, a parte l’effettivo martirio. Allo stesso tempo, egli potrebbe suggerire che invece di spendere soldi per promuovere la causa di un particolare santo, tali denari sarebbero meglio spesi per le cause che quel santo sosteneva.


Traduzione italiana a cura di Federico Tagliaferri

pubblicata con il consenso dell’editore

© The Tablet Publishing Company Ltd.

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