STATI UNITI / “I CAN’T BREATHE!” / BISOGNO DI RESPIRARE UMANITÀ
“I can’t breathe!”, “Non respiro!”, è il grido che George Floyd, uomo afro-americano, ha emesso mentre veniva brutalmente ucciso da un agente di polizia. Questo è accaduto a Minneapolis negli Stati Uniti, durante il Memorial Day, festa nazionale in questo paese. L’episodio dell’uccisione di Floyd rappresenta soltanto la punta dell’iceberg del disagio che si vive nel paese. Non ha fatto scoppiare soltanto le proteste perché sia fatta giustizia nei suoi confronti, ha messo piuttosto in evidenza che il problema del razzismo negli Usa è ancora una piaga aperta, non ancora rimarginata.
Le proteste si sono diffuse a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale. I manifestanti chiedono che sia fatta giustizia per Floyd, ucciso ingiustamente e in diretta davanti ai cellulari che riprendevano inermi quella scena di disumanità. Un grido inascoltato in quei cinque minuti di agonia, ma che è risuonato ovunque nel mondo, fino a scuotere le nostre coscienze. Gli agenti di polizia, quattro in questione, sono stati soltanto sospesi dal loro mandato. Non potranno più esercitare la professione. Ma questo sembra essere troppo poco per la comunità afro-americana: “C’è un assassino e tre complici e come tali devono essere giudicati dalla legge”, così risponde una donna afro-americana al reporter che la intervista. Attualmente in oltre 25 città è stato decretato il coprifuoco a causa delle violente manifestazioni. Sembra di essere tornati negli anni ’60, esclamano i più anziani e si chiedono a cosa porterà tutto questo.
Sono stati giorni in cui sono tornati alla memoria di tanti: Martin L. King jr. e Malcom X, i protagonisti delle proteste degli anni ’60. Lotte che hanno portato alla rivendicazione dei diritti civili della comunità afro-americana. Martin L. King jr. aveva un sogno, come aveva esordito nella famosa marcia su Washington: “I have a dream”. Ma questo sogno che sembrava potersi realizzare nella società cosmopolita americana, si è rivelato invece un incubo che ha illuso le menti di generazioni. L’uccisione di George Floyd ha messo in mostra che la piaga del razzismo negli Usa non si è ancora rimarginata: l’ineguaglianza sociale è presente in tutti gli ambiti, dalla sanità all’educazione. L’American Dream allora resta soltanto un sogno? Da quanto accaduto sembra proprio di sì.
Ad ogni modo, le proteste che si sono diffuse in tutto il paese, sono partite per rivendicare giustizia per un solo uomo, ma hanno finito per smascherare l’ineguaglianza sociale che soffre un’intera minoranza, e potremmo aggiungere, di tutte le minoranze di questo paese. Ma la morte violenta che ha subito Floyd non riguarda soltanto gli Stati Uniti: tutti sono chiamati ad aprire gli occhi e riconoscere che viviamo in un mondo dove non tutti partiamo dallo stesso livello. Ma se così è davvero: si può pretendere che tutti arrivino alla stessa meta?






