Skip to main content
Condividi su

A pochi giorni dalle elezioni presidenziali, previste per il 23 dicembre, ma spostate al 30 dicembre 2018 dalla Ceni (Commissione elettorale nazionale indipendente) per problemi tecnici (secondo la Radio Okapi, dell'Onu, un incendio ha distrutto circa 8000 macchine per votare), il clima elettorale in Congo RD resta incerto e chi governa non è in grado (e forse non vuole) di assicurare la necessaria pace e serenità per un loro corretto svolgimento.

Nei giorni 11 e 12 dicembre 2018 la polizia è intervenuta per disperdere un gruppo di manifestanti, sostenitori di un candidato dell’opposizione, Martin Fayulu, usando gas lacrimogeni e sparando sul gruppo. Tre persone sono state ferite mortalmente. Molte ambasciate, tra cui quella italiana, hanno invitato a ridurre il personale allo stretto necessario, lasciando il paese almeno una settimana prima delle elezioni. A chi resta è stato chiesto di fare riserve di acqua e cibo, segnalando la propria presenza alle rispettive ambasciate.

Ritardi notevoli sono stati registrati nella consegna dei moduli dei verbali elettorali, stampati in Sudafrica, che dovranno essere compilati nei seggi elettorali (75.563, distribuiti su un territorio di 2.345.400 km2, equivalente a una superfice europea che va dalla Francia alla Polonia, dall’Italia alla Danimarca, con una carenza enorme di infrastrutture stradali). Per gli spostamenti aerei si dovrà fare affidamento sui velivoli dell’Onu e dell’esercito. Per queste operazioni ci vogliono tempo e mezzi, mentre mancano solo tre giorni!

L’ultimo avvenimento preoccupante è appunto l’incendio (di cui abbiamo detto sopra) di un deposito di macchine per votare (circa 8000) nella capitale Kinshasa, che dovevano essere usate nei 19 Comuni della capitale. Il deposito era situato nel Comune di Gombe, lo stesso della presidenza della repubblica. Ora, nulla si muove in questo Comune che i servizi i servizi di sicurezza non vogliano. Si tratta infatti del luogo più sicuro della capitale, dove nessuno si azzarderebbe a manomettere qualcosa. Gli unici a poterlo fare sono i servizi di sicurezza. Non si può dunque contrabbandare internazionalmente questo incendio come un “incidente” o un “atto terroristico”.

Bisogna ribadire che in questi due anni di transizione forzata (dal 2016 al 2018) non c’è mai stata una chiara volontà politica da parte del governo di concretizzare gli Accordi di San Silvestro firmati dalla coalizione presidenziale e dall’opposizione con la mediazione della Cec (Conferenza episcopale del Congo). È stato invece usato ogni tipo di sotterfugio, imbroglio, violenza per rendere difficile l’applicazione degli Accordi. Solo le pressioni internazionali e le manifestazioni organizzate dal Clc (Comitato laico di coordinamento), gruppo di cattolici sostenuti dai vescovi, sono riuscite a smuovere l’inerzia di chi vuole restare al potere. Gli stessi vescovi, nei loro ultimi messaggi, hanno sempre evocato il pericolo di disordini e persino di un nuovo conflitto, se le elezioni non andranno in porto. Purtroppo non si respira ancora tra la gente la pace che la festa del Natale porta con sé, ma il popolo congolese spera ancora nel miracolo e la Chiesa vigila per evitare il peggio!



Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito