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Ho avuto la fortuna di conoscere questo grande saggio tempo fa, quando per oltre un decennio mi sono occupato della distruzione degli ebrei in Europa nella prima metà del secolo scorso. Bruno Segre, deceduto all’età di 93 anni il 21 agosto scorso, era filosofo e storico dell’ebraismo, aveva insegnato nel Movimento comunità di Adriano Olivetti e ha fatto parte del consiglio del Cdec (Centro di documentazione ebraica contemporanea) di Milano e, dal 1991 al 2007, ha presieduto l’associazione Amici di Neve Shalom-Wahat al-Salam, di cui è rimasto poi presidente onorario. I suoi studi sulla Shoah nascono dalle sue sofferenze giovanili: in seguito alle leggi razziali, fu costretto a lasciare la scuola pubblica, mentre con la morte del padre, ufficiale dell’esercito, che non si rassegnava ad essere discriminato in quanto ebreo dopo aver servito la patria, dovette fuggire con la madre per scampare alla deportazione. 

L’occasione di incontrarlo mi è stata offerta dai suoi rapporti con la nostra rivista Missione Oggi, perché Bruno Segre era un intellettuale davvero anomalo, di altri tempi: di grande cultura laica e democratica, legato alle sue origini ebraiche, ma nello stesso tempo critico rigoroso delle torsioni autoritarie e ai limiti del razzismo dei governanti dello Stato di Israele nei confronti dei palestinesi; aperto al dialogo con il cattolicesimo, senza però omettere le colpe che lo stesso aveva nella costruzione dell’antisemitismo nell’Europa dell’Ottocento e del primo Novecento. Fu lui a suggerirmi la lettura di un testo ottocentesco, che mi aprì gli occhi su un dato di fatto, rimosso un po’ da tutti, ovvero che in Italia l’antisemitismo, sostanzialmente estraneo alla cultura laica, aveva origini nel cattolicesimo, un sentimento di lunga durata su cui il fascismo poté innestare la propria svolta razzista nel 1938. E tuttavia, quando Segre venne a Brescia a presentare la mia ultima ricerca su questo tema controverso e spinoso, volle soffermarsi a ricordare come la figura di Cristo, alle origini, fosse un punto di riferimento condiviso di comunità che rimanevano nel solco dell’ebraismo e comunità che cominciavano a definirsi suoi discepoli e dunque cristiani.

Una lezione mirabile di un dialogo antico che potrebbe guidarci anche nei tormentati tempi odierni. Grazie Bruno. Di seguito il link degli articoli di Bruno Segre su Missione Oggihttps://saveriani.it/collaboratori/item/bruno-segre



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