CONGO RD / QUALE INDIPENDENZA? IL POPOLO ANCORA VITTIMA DI MANOVRE MANIPOLATORIE
Il 5 giugno 2020 due deputati del FCC (Front commun pour le Congo), coordinato dall’ex presidente Joseph Kabila, che ha la maggioranza assoluta in Parlamento, hanno depositato alcune proposte di legge di riforma della giustizia per la discussione e approvazione in Parlamento.
Subito l’opposizione, composta tra l’altro anche dal partito dell’attuale presidente Tshisekedi, l’Udps (Union pour le developpement et le progres social), e lo stesso sindacato dei magistrati hanno bollato le proposte come manovre per imbavagliare la giustizia, subordinando l’attività dei magistrati e dello stesso Consiglio superiore della magistratura alla discrezione del ministro della giustizia.
L’Udps, pur facendo parte della coalizione di governo, anche se in minoranza in Parlamento, ha fatto appello alla mobilitazione della popolazione contro queste manovre ritenute incostituzionali. Esse, infatti, darebbero troppo potere al ministro della giustizia (membro del FCC), permettendogli di sanzionare, con misure cautelari, i magistrati. Il che vorrebbe dire la fine dell’autonomia della magistratura (e del potere giudiziario).
Su questa delicata questione sono intervenuti anche i vescovi con una dichiarazione del Comitato permanente del 27 giugno 2020, il cui titolo evoca la drammaticità della situazione: “Chi semina vento raccoglie tempesta” (Osea 8,7). I vescovi concentrano la loro attenzione sulle proposte di legge in vista della riforma giudiziaria, ma anche sulla difficile designazione dei membri della Ceni (Commissione elettorale nazionale indipendente). E allertano sull’alto rischio di esplosioni di violenza nel paese, dichiarando il loro attaccamento ai principi democratici e affermando che l’eventuale approvazione in Parlamento di queste proposte di legge non è necessariamente sinonimo di verità, né garanzia di coesione sociale. Una maggioranza parlamentare, anche se legale, perde la sua legittimità se si discosta dagli interessi del popolo, il cui bene dovrebbe promuovere.
È inammissibile, continuano i vescovi, che le leggi siano fatte su misura delle ambizioni dei leader politici, dei partiti o delle coalizioni politiche, svuotando le istituzioni della loro autonomia fondata sulla Costituzione, con lo scopo di addomesticarle secondo gli interessi di chi governa. Questo modo di procedere porta alla frammentazione della coesione sociale e alla destabilizzazione delle istituzioni dello Stato.
I vescovi denunciano anche il tentativo dei politici di spartirsi le poltrone della Ceni. E qui menzionano esplicitamente la caotica gestione delle elezioni del 2018, sottolineando la responsabilità dei membri della Ceni nella manipolazione dei risultati. Anche per questo, la riforma della legge elettorale, oltre che dell’organizzazione e del funzionamento della Ceni devono essere trasparenti, senza intromissioni politiche. Inoltre, dovrebbero essere allontanati dalla Ceni i membri coinvolti nella manipolazione dei risultati elettorali.
I vescovi lanciano poi un monito: far passare a tutti i costi queste proposte di legge significherebbe spingere il paese verso il caos, proprio alla vigilia del 60esimo anniversario dell’indipendenza (30 giugno 1960). E invitano ad ascoltare le voci di protesta contro la manipolazione politica del processo di designazione dei membri della Ceni, oltre che contro le proposte di legge sulla riforma giudiziaria. Questo voci sono, infatti, l’espressione della fame e sete di giustizia del popolo congolese. Il bene del popolo deve essere il primo obiettivo di ogni partito e/o coalizione politica. Infine, i vescovi spingono i politici, soprattutto in questo tempo di Covid-19, a preoccuparsi della vita della popolazione invece che spendere tempo in sofisticate manovre di manipolazione politica.







