CIAD / I VESCOVI REAGISCONO AL COMITATO MILITARE DI TRANSIZIONE
La Conferenza episcopale del Ciad, nella consueta assemblea annuale (28-30 giugno 2021), ha esaminato la situazione del paese dopo la tragica morte del presidente Idriss Déby Itno e l’istaurazione del Cmt (Consiglio militare di transizione), guidato dal figlio Mahamat Idriss Déby Itno del defunto presidente e coadiuvato da una quindicina di generali. Secondo le dichiarazione rilasciate il 3 luglio scorso dal segretario generale nonché portavoce della Conferenza episcopale, l’abbé Xavier Kouldjim Omer, i vescovi sono preoccupati per la gestione della transizione politica e sottolineano le tante difficoltà che rischiano di comprometterne l’effettiva realizzazione, con il rischio di deludere le attese della maggioranza della popolazione.
Già il 22 aprile scorso, il presidente della Conferenza episcopale, mons. Edmond Djitangar, invitava tutti i ciadiani a un dialogo nazionale inclusivo, chiedendo un cessate il fuoco immediato e il rispetto dell’ordine costituzionale. Si augurava che questo dialogo fosse condotto da una “istanza politicamente indipendente, credibile e neutra” al fine di permettere a tutti i ciadiani di costruire un nuovo ordine politico, fondato sul rispetto delle persone, sulla cura del bene comune e la promozione della giustizia sociale. Ma la mancanza di un dialogo vero e autentico tra autorità e forze vive della nazione ha sempre condizionato la vita politica del paese, andando nella direzione della conservazione del potere più che del servizio alla popolazione.
I vescovi dichiarano la loro preoccupazione per la maniera con cui le diverse problematiche sono affrontate. L’organizzazione del dialogo nazionale inclusivo per la riconciliazione, così tanto auspicato dalla società civile e dall’opposizione politica, è in ritardo. Esso dovrebbe permettere di riunire tutti gli attori socio-politici del paese per dare vita a un Cnt (Consiglio nazionale di transizione) incaricato delle riforme istituzionali necessarie ed elaborare un Progetto di Costituzione più consensuale. La Chiesa cattolica chiama l’attenzione delle autorità sul modo con cui è stato creato il Comitato incaricato di designare i membri del futuro Cnt: “Questo Consiglio non sembra rappresentativo di tutte le sensibilità del popolo ciadiano ed è già oggetto di numerose critiche”. Per cui i vescovi chiedono che la creazione del Cnt avvenga dopo un dialogo nazionale sincero e inclusivo. Creare prima un Comitato per designare i membri del futuro Cnt è inopportuno in questa fase della transizione e non fa altro che aumentare i sospetti di manipolazione. “L’urgenza attuale”, continuano i vescovi, è di lasciare le mani libere al Ministero incaricato del dialogo e della riconciliazione, fornendogli tutti i mezzi necessari per organizzare il dialogo nazionale inclusivo e quindi creare un Consiglio consensuale.
I vescovi esprimono preoccupazione anche riguardo alla revisione della Carta di transizione, documento rifiutato in blocco dall’opposizione politica, in quanto sembra già dare carattere definitivo a questi organi di transizione: il Cmt, che si è auto costituito; il Cnt, creato con decreto; il Governo di transizione, già all’opera dal mese di maggio. Alcuni partiti e associazioni, vicini al governo di transizione, si sono già espressi a favore di una stabilità di questi organi che va oltre i 18 mesi concordati. La Conferenza episcopale, consultata come membro della piattaforma delle confessioni religiose del paese, aveva chiesto che questo percorso di transizione fosse accompagnato dai partner internazionali del Ciad con delle date precise.
I vescovi, infine, esprimono il loro disagio per il silenzio inspiegabile dei partner internazionali e lanciano un appello affinché siano sensibili alle aspirazioni del popolo ciadiano in vista di un cambiamento qualitativo e chiedono al Cmt di mantenere le promesse, cioè di condurre a buon fine la transizione. La Chiesa ciadiana, da parte sua, dichiara la sua totale disponibilità ad offrire il proprio contributo nelle diverse fasi della transizione per servire la causa dell’unità, della giustizia e della pace nel paese. Notizia dell’ultima ora: nella medesima data della dichiarazione dei vescovi, 3 luglio 2021, papa Francesco ha nominato l’abbé Dominique Tinoudji, prete della diocesi di Moundou, vescovo della diocesi di Pala, dove operano anche 11 Missionari Saveriani. Era quasi un anno ormai che mons. Jean-Claude Bouchard, vescovo emerito, aveva lasciato la diocesi.







