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BOMBE SULL’IRAN / SENTIMENTI VISCERALI E CONTRASTANTI

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Le notizie allarmanti che ci giungono dall’Iran, stanno suscitando in me che vi ho vissuto dieci anni nel periodo della rivoluzione di Khomeyni, seguita dalla sanguinosa guerra contro l’Iraq, dei sentimenti viscerali ed al contempo contrastanti. Da un lato provo un senso di malcelata soddisfazione nel vedere come il regime teocratico iraniano venga messo duramente alla prova da parte di Israele e degli Stati Uniti. Un senso di soddisfazione che avverto anche in molti amici iraniani che risiedono nella regione. Iraniani che loro malgrado si sono sentiti costretti a lasciare il proprio paese perché in disaccordo con un regime teocratico che impone “la Sharia”, una legge che discrimina ed opprime non solo coloro che ambirebbero ad uno Stato laico e democratico ma anche coloro che professano fedi, tradizioni e costumi diversi. Un regime teocratico che in prima persona ho percepito come dispotico, violento e crudele, quando subito dopo la rivoluzione ho visto impiccare nelle piazze, mediante dei rigidi cavi metallici sostenuti da delle gru, non solo oppositori politici ma anche presunti omosessuali e pedofili. Quando mi sono visto portare nella chiesa dove come religioso dimoravo, il corpo di un nostro giovane cristiano appena impiccato perché accusato di aver corteggiato una ragazza musulmana. Quando non ho mai voluto assistere personalmente ma mi è stato più volte riferito, di uomini interrati fino al petto e donne fino al collo, venire selvaggiamente lapidati dopo che il capo religioso aveva pronunciato in nome di Dio l’addebita condanna a morte come adulteri, lanciando verso di loro la prima pietra. È anche per l’intransigenza di questo regime che dopo dieci anni di fruttuosa anche se sofferta permanenza, sono stato costretto, con grande rincrescimento da parte mia, a lasciare l’Iran. 

Nel medesimo tempo, venendo a conoscenza mediante i media di quanto l’Iran e la stessa città di Kermanshah in cui per 10 anni ho dimorato, siano state e continuino ad essere bombardate, incute in me un profondo rammarico. Sì, perché vi confesso con sincerità, che nei dieci anni in cui vi ho vissuto, io da questa gente e da questo paese mi sono sentito profondamente e positivamente “stregato”. Ripercorrendone brevemente la ricca e gloriosa storia ho saputo che prima che i musulmani a partire dal 600 dopo Cristo lo invadessero, l’Iran ha professato per ben 1000 anni la fede mazdeista trasmessa dal profeta Zarathustra attraverso il libro dell’Avesta, a lui rivelato dal Dio Mazda. L’unico Dio veramente esistente nello stuolo degli dei professati nella sua tribù originaria. Quel Dio Mazda la cui presenza benevola veniva colta in modo particolare nel fuoco, ciò che li portò a diventare i primi astrologi della storia al punto che l’evangelista Matteo nel loro viaggio verso Betlemme li pone al seguito di una stella cometa. 

Religione poi adottata da Ciro il grande, re persiano, che aveva esteso il suo impero a tutto il Medioriente. Il medesimo Ciro che nel 500 a.C. conquistò Babilonia e concesse la libertà agli ebrei che 50 anni prima vi erano stati tratti come schiavi. Quel Ciro, re generoso, che non solo permise agli ebrei di ritornare in patria ma si prodigò per finanziare la costruzione del tempio di Gerusalemme. Quel Ciro che percepito come un re magnanimo fu seguito nel suo vasto impero da varie comunità ebraiche che si insediarono in tutto il Medioriente. Io stesso ho potuto constatare come ancora oggi nei bazar di ogni città iraniana ve ne sia una parte chiamata “bazar dei calimi” come venivano chiamati gli ebrei rinomati per il loro saper leggere e scrivere con il calamaio che si portavano sempre appresso. Dopo infatti che il generale romano Tito nel 70 d.C. ebbe sedato la rivolta degli zeloti ebrei ed ebbe distrutto il tempio di Gerusalemme, fu dato l’ordine da parte delle autorità religiose ebraiche, che tutti i bambini ebrei imparassero a leggere e a scrivere per poter continuare a studiare e a pregare la Torah in casa propria. Competenza che da una parte determinò la loro fortuna venendo di conseguenza assunti come ambasciatori, scrivani e segretari nelle corti dei susseguenti imperi, fino ad annoverare tra le loro file oggigiorno circa il 40 per cento dei premi Nobel. Competenza che d’altro canto, suscitando invidie e gelosie, fu la causa del loro essere spesso malvisti e perfino perseguitati. È in queste comunità ebraiche della diaspora che vennero scritti gli ultimi libri della Bibbia nei quali vennero fatte proprie molte categorie religiose tratte dalla feconda religione mazdeista, quali l’esistenza del bene e del male personificato in Satana, il diluvio universale, il giudizio universale con la conseguente condanna al fuoco dell’Inferno o alla ricompensa del Paradiso. Categorie religiose che poi mediante l’ebraismo furono fatte proprie dal cristianesimo e dall’islam. Sensazionale è stata poi da parte mia la scoperta che il comandamento fondamentale del mazdeismo fosse “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Precetto molto in sintonia con il messaggio evangelico ed ulteriormente concretizzato nel detto “Buoni pensieri, buone parole e buone azioni”. 

Precetto che come ho potuto constatare, ha permeato profondamente il vissuto quotidiano del popolo iraniano al di là delle prese di posizione autoritarie, teocratiche e dispotiche dell’attuale   regime. Confesso di essere stato veramente stregato dal popolo iraniano, dalla sua saggezza, dalla sua umanità, dalla sua apertura, dalla sua accoglienza e dalla sua solidarietà. Oltre a delle amicizie con la minoranza cristiana con la quale come religioso condividevo la vita, sono molti gli amici veri che ho avuto anche tra i mussulmani. L’ho sperimentato in modo particolare il giorno in cui, dopo la fuga dello shah, Komeny instaurò la repubblica islamica. Dopo che un gruppo di “pasdaran”, guardiani della rivoluzione, sfondarono la porta della mia piccola abitazione, fui tratto in arresto e condotto in prigione, destinato ad essere fucilato come spia americana. Un centinaio di uomini per lo più musulmani residenti nel quartiere popolare in cui dimoravo guadagnandomi da vivere come imbianchino e muratore, si recarono immediatamente alla prigione per testimoniare a mio favore fino a riportarmi a casa sano e salvo. 

Oltre a rimarcare il fatto che la feconda religione mazdeista, continua a permeare nel più profondo la popolazione Iraniana, ho notato che anche l’Islam al di là degli aspetti intransigenti riportati sopra, ha lasciato una impronta positiva su questo popolo. Vorrei portare come esempio quel senso della trascendenza divina ben sottolineata nella religione islamica che induce i credenti a ripetere quasi in continuazione l’espressione “In schallah” (Se Dio vuole). È questa loro concezione di un Dio assoluto e onnipotente e del suo atteggiamento benevolo nei confronti dell’umanità e di tutta la creazione, a immettere in ogni credente uno spiccato senso della provvidenza, infondendogli fiducia, serenità e una grande forza nel sopportare le prove della vita oltre che a nutrire rispetto nei confronti dei propri simili. A conferma di ciò fu per me fondamentale la conoscenza di una confraternita di mistici musulmani Sufi che influenzati non solo dal Cristianesimo ma anche dall’Induismo e dal Buddismo, giunsero a concepire Dio come “Assoluta Plenitudine d’Amore”. Ciò che mi ha indotto a credere che i mistici di tutte le religioni parlano la medesima lingua. Questi uomini e queste donne di Dio che hanno avuto il coraggio di puntare direttamente al cuore della Divinità, si ritrovano a concepirla e a denominarla con gli stessi termini. Convinzione che risulta per noi come motivo di grande speranza nei confronti di un dialogo inter-religioso non solo possibile ma fecondo ed arricchente per tutti. 

Noto il medesimo rincrescimento  nei miei amici iraniani che vivono nella nostra regione, i quali  se da una parte si augurano che questo regime al più presto possa cadere, dall’altro soffrono profondamente per il fatto di vedere il loro paese natio, così ricco di storia e di civiltà, dilaniato da potenze  straniere occidentali che anche in un recente passato coloniale hanno a più riprese umiliato, saccheggiato, determinando dispoticamente i confini dei paesi di tutto il Medioriente e non solo. È questo anche il motivo per il quale io sono convinto che non sia per nulla evidente che come sostiene Netanyahu, il fatto di bombardare l’Iran possa portarlo a quel cambio di regime da molti sospirato e perfino di distoglierlo, prima o poi dal giungere a possedere l’atomica. È come se una delle nostre famiglie, angustiata come a volte accade da discordie interne venisse improvvisamente minacciata da un nemico proveniente dall’esterno. La prima immediata reazione sarebbe quella di ricompattare i suoi membri per respingere l’aggressore, rimandando ad un secondo momento la soluzione dei conflitti interni. 

Personalmente confesso inoltre come ingiusto e deleterio il fatto che Israele e gli Stati Uniti abbiano attaccato in questo modo l’Iran. Non è con le bombe, lo abbiamo a più riprese constatato in Iraq, in Siria, in Libia e in Afghanistan che si esporta la democrazia e che nemmeno si impedisce ad altri di avere un giorno la bomba atomica ed in particolar modo quando sei tu il primo a detenerla e perfino a non ammettere che alcun organismo internazionale ti controlli. A parte poi il fatto del dovere che noi occidentali abbiamo in primo luogo, di ben valutare qual è il grado di autentica democrazia che ci gloriamo di possedere e di esportare. Per avere il minimo diritto  di esportare  la propria democrazia in Iran o in altro paese, Israele, gli Stati Uniti e tutto l’occidente in questo momento vergognosamente silente, non dovrebbero in primo luogo preoccuparsi di rendere giustizia al popolo palestinese, da decenni sottomesso, umiliato, angariato ed oggigiorno, diciamocelo chiaro, perfino votato allo sterminio e la cui continua, pervicace, umiliante sottomissione non potrà  che causare  in futuro altre incresciose ma inevitabili reazioni violente come quella perpetrata recentemente da Hamas in terra israeliana?



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