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La pandemia coronavirus rischia di far passare in secondo piano le altre piaghe che affliggono l’Africa, come la tempesta di cavallette. Sono le agenzie dell’Onu a dare l’allarme: la Fao, (Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura), il Pnud, (Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo), l’Unicef (Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia). Tutte molto preoccupate perché l’insicurezza alimentare potrebbe aggravarsi nelle prossime settimane in undici paesi: Etiopia, Eritrea, Gibuti, Somalia, Tanzania, Uganda, Kenya, Sudan, Sud-Sudan, Burundi e Congo RD. Nuovi sciami di cavallette potrebbero spuntare a fine maggio-inizio giugno proprio quando i prodotti agricoli sono nel pieno sviluppo. Non si sono mai viste tante cavallette!

Secondo gli esperti, tra le cause di queste invasioni di cavallette del deserto ci sono le mutate condizioni climatiche, abbinate a nuovi fenomeni metereologici. Un lungo periodo di umidità associato all’aumento della temperatura superficiale dell’oceano indiano hanno dato luogo a diversi cicloni che negli ultimi 18 mesi si sono abbattuti sul Medio Oriente e sull’Africa dell’Est. Il vento caldo, che ha concorso a bruciare l’Australia dell’Est e ha spinto questi cicloni sulle coste del Medio Oriente e dell’Africa, ha creato le condizioni favorevoli per lo schiudersi di moltissime larve. Più cicloni ci saranno, più frequenti saranno le invasioni di cavallette.

Il riscaldamento del pianeta tende a modificare anche il comportamento degli animali. I nemici naturali delle cavallette sono gli uccelli. Le alte temperature, inusuali, delle zone temperate hanno provocato la migrazione anticipata dei volatili verso l’Europa. Questa mancata coincidenza ha impedito agli uccelli di contenere la crescita delle larve e regolare la crescita degli sciami.

A questi fenomeni climatici estremi, come inondazioni e siccità, bisogna associare la guerra dello Yemen e l’insicurezza della Somalia, nei cui territori semidesertici si riproduce la cavalletta. La situazione di questi due paesi, ha reso impossibile il monitoraggio sulla riproduzione delle larve, che hanno potuto svilupparsi indisturbate proliferando in maniera esponenziale, migrando nei paesi vicini e provocando danni incalcolabili alle colture di cereali, soprattutto sorgo e miglio, che crescono nelle zone aride con poca acqua.

Dalla loro prima apparizione in Yemen e Somalia in dicembre 2019, le cavallette si sono facilmente spostate nei paesi vicini, soprattutto in Etiopia, provocando danni immensi alle produzioni agricole e condizionando fortemente gli allevatori di bestiame. Inoltre, le piogge abbondanti di marzo e aprile, che hanno provocato forti alluvioni con molte vittime in Kenya, Ruanda e Congo RD, hanno contribuito alla proliferazione delle locuste.

A fine dicembre, le cavallette erano arrivate anche in Kenya, dove hanno deposto le uova, formando così il loro avamposto più interno nel territorio africano. Esse si riproducono ogni tre mesi, moltiplicandosi venti volte. Si stima che la seconda ondata sarà più importante della prima. Se poi non si fa nulla e la seconda ondata si riproduce, si rischia una terza 20 volte più forte. Nel giro di sei mesi si rischierà di avere 400 volte di più cavallette sul territorio dell’Africa dell’Est, afferma Cyril Ferrand, coordinatore della Fao all’est del continente su Rfi.



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