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Farsi delle domande e mettersi in cammino...

Farsi delle domande e mettersi in cammino...

Quello che vi sto per raccontare riguarda una esperienza vissuta quando ero nel fiore dei miei anni.

Come molti ragazzi adolescenti (avevo 16 anni) mi stavo ponendo le prime grandi domande: che cosa mi caratterizza come persona e mi distingue da tutte le altre, che forze ho dentro di me? Stavo cercando di capire  chi fossi nel profondo, e quale fosse il mio posto nel mondo.
Se molti ragazzi di quella età si pongono queste domande, non è altrettanto scontato rispondere, o meglio tentare di cercare risposte, dove ho provato a cercarle io.
Ho avuto occasione di fare conoscenza di alcune persone e sentir parlare di andare un anno all’estero per fare il quarto anno di scuola superiore. Mi ha interessato fin da subito, e informandomi attraverso una amica che in 
quel momento era dall’altra parte dell’Oceano a vivere di questa esperienza, mi sono ritrovata in un caldo giorno di Agosto a salutare i miei genitori all’aeroporto per prendere un volo intercontinentale per la prima volta in vita 
mia.
È molto difficile tentare di spiegare nella sua pienezza quale sia il dono più prezioso che mi sono portata a casa da ciò che sarebbero stati dieci incredibili mesi della mia vita spesi in un paese come il Kansas (“Ad astra per aspera” - il motto dello stato del Kansas).
Ancora adesso, a distanza di dieci anni, ricordo benissimo tutte le forti emozioni provate, la paura di non riuscire ad adattarmi al nuovo contesto, il sentimento di nostalgia forte per la famiglia, la voglia di conquistare la mia indipendenza. 
Di sicuro ho imparato tantissimo, molte cose pratiche della vita quotidiana di tutti i giorni, sapermela cavare senza avere l’aiuto costante dei miei genitori, e mi sono riportata una volta tornata in Italia molta più fiducia in me stessa. 
Sapevo già prima di partire che vivendo a stretto contatto con persone statunitensi, avrei sfatato qualche mito: 
per esempio il fatto che mangino tutti nei fast food (per fortuna no); che avrei finalmente imparato l’inglese, e conosciuto una cultura diversa dalla mia. E no, purtroppo il loro livello di cultura in generale è basso proprio 
come si dice, ma allo stesso tempo ho avuto modo di conoscere i migliori insegnanti che abbia mai incontrato in vita mia.
Quello che mi aspettava in America era molto diverso da come me lo ero figurato, ho avuto modo di amare un 
altro paese proprio come se fosse il mio, vedendo il forte rispetto che hanno verso la propria bandiera appesa ad ogni angolo di strada, e così facendo ho imparato ad amare ancora di più il mio di Paese.
Ci sono cose che non avrei mai pensato di portarmi a casa. E che ho realizzato appieno solo in quel momento, quando devi dire addio a quelle persone diventate così fondamentali nella vita di tutti i giorni, tanto che piangi 
tutte le lacrime perché sai che stai lasciando un pezzo di cuore lì, a loro…
La tua nuova famiglia.
Ogni volta che penso alle persone che mi hanno ospitato per un anno intero nella propria casa, facendola diventare anche la mia casa, mi riferisco a loro come la mia American family, e voglio rendere orgogliosi di me i 
miei genitori, sia Italiani che Americani, in tutto quello che faccio. 
Ho una “sorella” boliviana che mi pensa e accoglierebbe in ogni istante; ho un amico francese di Parigi!! 
Incredibile una amicizia tra italiani e francesi, solo io e lui siamo pazzi abbastanza da poter portare avanti questa 
cosa con naturalezza!
Alla fine, il mondo non è poi così tanto vasto e spaventoso, e farsi delle domande e mettersi alla prova con esso ti porta grandi gioie: è ora un luogo accogliente, nel quale so esserci persone a braccia aperte ad aspettarmi, e nel bisogno a darmi una giusta parola di consiglio.
Sono convinta che questa esperienza sia la cura per la fratellanza delle nazioni, perché ho instaurato delle relazioni tuttora indimenticabili e saranno sempre tra le più sincere mai strette in vita mia.

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Pubblicato
13 Agosto 2021
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