Quello che sento nel petto è gioia

Primo giorno. Sembra una bolla. Una leggera bolla di sapone esplosa al contatto tra il carrello dell’aereo e la pista di atterraggio. La stanchezza è mescolata all’euforia dell’arrivo, come il cibo thailandese, dove il piccante si mescola alla eccessiva dolcezza dello zucchero.
La sistemazione, i primi acquisti di necessità, la giornata sembra scorrere lenta e calda, mentre un senso di indolenza sembra poter conquistare il nostro giorno. I desideri,però, di otto persone, sono rivolti in un’unica direzione: l’incontro con l’altro.
Un passo. Un semplice passo dei nostri piedi calzati di semplici ciabatte. Ciabatte che solitamente useresti per la spiaggia, per la casa, per il giardino, incontrano il vialetto della nostra prima baraccopoli. Il reticolo di vie ci appare labirintico; gli scorci si alternano tra incredibili fotografie ed incredibili realtà. Realtà; si questo è tutto vero.
All’improvviso, sulla nostra sinistra, si apre il cielo, non più coperto dalle lamiere; la vista si allarga sopra una piastra colorata di cemento. Coriandoli frenetici corrono in tutte le direzioni, sono bambini e ragazzi. L’arrivo di padre Alex viene accolto da salti ed urla di gioia, e noi con lui. L’interazione si moltiplica, così come i nostri pensieri. Ognuno cerca la sua dimensione, in un posto, questa piastra di cemento colorata, che sembra familiare ma che è anche incredibilmente distante. Lo spettro del male che aleggia nella favelas non manca di palesarsi sul ciglio di questo abitato da fanciulli, esso trova spazio in quel trapasso difficile che è l’adolescenza. La nostra presenza è qui per respingerlo, siamo qui per giocare con i bambini e con noi stessi.
Una bambina. Due occhi scuri che brillano come diamanti. Un sorriso che apre il cuore come una chiave nella sua serratura. Il bambino sa amare solo incondizionatamente. Il tremore delle mani, le mie, nell’avvicinarsi ad una richiesta: essere sollevata. E che cosa dovremmo fare con i bambini?
Un profondo respiro. Le mani che portano la bambina verso l’alto, la risata penetrante di entrambi. Il ritorno fra le braccia, sono io che tengo lei o lei che tiene me?
Conosco questa sensazione, quello che sento nel petto, è gioia. Gioia che lei dona a me; ci vorranno delle ore per capire che cosa c’è nel mio cuore. Ma veramente l’ho capito? È solo il primo giorno, resta solo una cosa: vivi!










