Vincere il bene con il male
La pace è un bene da promuovere e coltivare
Scrive Massimo Cacciari: “I nostri atti mostrano l'esistenza di un male radicale . Ma appunto perché radicale , esso finisce con l'apparirci naturale e inestirpabile. E invece, proprio in questo assolverci si rivela la nostra colpa. E colui che è certo della propria innocenza pretenderà di giudicare gli altri. Giudicare e mai amare. Questo è il male”.
Il Papa, nel messaggio per la giornata mondiale della pace 2005, afferma che “il male è, in definitiva, un tragico sottrarsi alle esigenze dell'amore. Il bene morale, invece, nasce dall'amore, si manifesta come amore ed è orientato all'amore”.
Sbagliare è umano: ne facciamo esperienza ogni giorno sulla nostra pelle e sulla pelle degli altri. Ma non possiamo rassegnarci, fino a calare le braghe e lasciarci vincere dal male. Non possiamo arrenderci. Anche se la vittoria non è mai automatica, né frutto del caso. C'è una battaglia da ingaggiare, “lunga e impegnativa, vinta quando il male è sconfitto con il bene”.
La nostra battaglia non può neppure permetterci il lusso di scendere a compromesso nelle scelte, nei metodi o nei mezzi; primi fra tutti, i metodi della violenza. Su questo punto dobbiamo essere consapevoli e lucidi: “La violenza è un male inaccettabile, che mai risolve i problemi. La violenza è menzogna e distrugge ciò che sostiene di difendere: la dignità, la vita, la libertà degli esseri umani”.
É una questione di coscienza. È quindi un principio chiaramente missionario, nel metodo e nella strategia. Si tratta di formare le nostre coscienze sullo stampo del vangelo di Gesù. È il difficile ed entusiasmante compito dell'evangelizzazione.
L'amore è pratico. I problemi dell'umanità sono concreti e l'amore non può restare astratto, platonico. “Di fronte ai drammatici scenari di violenti scontri fratricidi, in atto in varie parti del mondo, dinanzi alle indicibili sofferenze e ingiustizie che ne scaturiscono, l'unica scelta veramente costruttiva è di attaccarsi al bene”. Con atteggiamenti, comportamenti e politiche il più possibile coerenti e a vari livelli. L'impegno personale e familiare è molto importante, perché ciascuno e tutti abbiamo la responsabilità di ciò che accade nel mondo, in noi, attorno a noi e lontano da noi. Ma altre decisioni devono essere prese a livello politico, nazionale e internazionale. Anche qui si tratta di scegliere tra bene e male, tra solidarietà e violenza; tra investire negli armamenti o nella cooperazione, nel mercato che privilegia i grandi o nella distribuzione dei benefici a sostegno dei deboli.
Il dramma del tradimento. Se nel 2005 la fame uccide cinque milioni di bambini ogni anno; se con tutti i consumi e gli sprechi, quasi un miliardo di persone restano malnutrite; se produciamo medicine e cliniche che servono a curare i benestanti; se la cooperazione internazionale continua a diminuire, mentre il debito estero dei paesi poveri continua a finanziare le casse dei paesi ricchi... allora c'è da domandarsi a cosa servano i grandi raduni internazionali e le grandi promesse di chi siede nelle camere dei bottoni.
“Andate e cercate con cura il bambino; quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, così anch'io andrò ad adorarlo”: le belle parole di Erode nascondevano il proposito del complotto.
Il dramma del tradimento continua fino al 2005, se non riusciamo a capire che il 5 per cento della spesa militare globale basterebbe a far fronte alle emergenze dell'infanzia nel mondo.








