Vacanze alla ricerca del buon senso smarrito
La vita è Cristo
Sarà capitato a te come al sottoscritto di essere spettatore in prima persona di qualche avvenimento; te ne fai un'idea. Il giorno dopo, per curiosità, sbirci nei giornali la cronaca locale e, con dispetto, ti accorgi che lo stesso avvenimento è stato manomesso e reinterpretato in forma totalmente diversa fino a cambiare fisionomia.
Succede così anche per la storia umana; ciascuno la legge a modo suo, spesso alterato da ideologie, pregiudizi e ignoranza. Mass media, TV e radio, fanno da imbonitori, aiutando la gente a pensare e sentire come l'andazzo del tempo comanda; pensiamo di essere liberi, ed invece non ci accorgiamo di esserci consegnati totalmente al padrone di turno; abbiamo rinunciato alla libertà del nostro cervello. Il gruppo dirigente della globalizzazione si crede onnipotente: scienza e tecnica sembrano confermare la tesi; i risultati dovrebbero esserne il logico sbocco.
Ma certi fenomeni fisici sembrano sfuggire al controllo, ed allora ci si chiede: "Dov'è Dio?". Chissà perché: nella vita lo si ignora, per rimproverarlo poi quando i conti non quadrano. Lo stesso angoscioso interrogativo me lo sono sentito addosso quando studiavo l'ultimo terribile conflitto mondiale: l'olocausto, i campi di sterminio, i bombardamenti con milioni di vittime; il tutto ancora più martellante con le stragi del Burundi, Congo, Jugoslavia, Sierra Leone, Sudan, Iraq: "Dio dov'è?".
C'è in tutto il nostro ragionare qualcosa di irrazionale; nella vita di ogni giorno sbarriamo le porte al cielo; Dio non deve far da intruso nei nostri affari e disegni; se le cose filano lisce, siamo noi gli autori e ce ne vantiamo; naturalmente, quando provochiamo disastri, la colpa è tutta e solo sua. E un discorso da bambini viziati di cui non riusciamo a liberarci; ci ostiniamo, a progettare vita e società a modo nostro, e proseguiamo incoscienti del tragico caos in cui siamo immersi.
Nonostante le tragiche esperienze passate, sono riprese con maggiore violenza e cattiveria le ostilità del Congo, Burundi, Uganda, Sierra Leone, Colombia, Eritrea, Etiopia. I mali sono evidenti, tutti li conosciamo, li detestiamo, ma continuiamo a procurarceli. Ci sono eserciti impegnati a dividere i contendenti con spese enormi; innumerevoli innocenti condannati a morti violente, a vivere randagi, affamati, impauriti. Il brutto della situazione è che la globalizzazione porta i conflitti locali a livello mondiale; siamo diventati il villaggio globale. Lo voleva anche Gesù Cristo, ma con la sua carità, non organizzata sull'egoismo umano; è questo il nocciolo duro del nostro disagio mondiale.
Partita chiusa? Sì per i pessimisti e per i mestatori mondiali. Ma guardando più in profondità, ci accorgiamo che le cose sono molto diverse. Nelle missioni dopo i primi momenti di smarrimento e di cautela, in ogni angolo, sono tornati in forze i missionari, i volontari e gli stessi cristiani, nonostante i rischi e le derisioni. In Sierra Leone dopo tante stragi, distruzioni è stato avviato un discorso di riconciliazione che ha tenuto solo per pochi mesi; poi la marea violenta e omicida ha ancora travolto tutto in quella sfortunata e poverissima nazione.
E proprio lì ora trovi i missionari alla ricerca delle migliaia di bambini-soldato, per aiutarli a capire il vero senso della vita; li trovi anche in Guinea tra la massa impaurita degli esuli, a portare cibo e serenità, come li trovi in Colombia, Bolivia e in altre parti calde del mondo a portare equilibrio per una nuova società di Cristo.
Il rischio è altissimo; ma tutti, suore, missionari, laici, lo sanno e lo affrontano con fede indomita. Il Vangelo dice che il buon Pastore dà la vita per le sue pecore; ecco la vera strada di inserimento scelta da Dio Onnipotente: attraverso i suoi aiutanti, anche a costo della vita, insegna la vera via per la costruzione della società, la via dell'amore. Una via insegnata venti secoli fa, ma sempre ignorata dall'uomo che vuole fare e progettare da sé.








