Una vita spesa solo per gli altri
In quel periodo, la chiesa di Kishiwada, come pure tutte quelle del distretto, era affidata ai saveriani. Il signor Murai non solo insegnava il giapponese ai missionari appena arrivati, ma leggeva e correggeva anche i testi delle loro omelie. Pur sedendosi sulla sedia a rotelle, non poteva rimanerci a lungo. Per tale motivo, non gli era possibile frequentare l’Eucarestia nella chiesa parrocchiale. Però, tutte le settimane, leggendo i pensieri dei saveriani, di sicuro ne afferrava il messaggio più di qualsiasi altro fedele. Una sola volta, aiutato dalla nipote Erico, è riuscito a vedere la chiesa di Kishiwada. Ma tutte le settimane, i cristiani gli portavano la registrazione e quindi lui si era fatto un’idea dell’atmosfera dell’Eucarestia domenicale. A volte il missionario celebrava nella sua stanza e lui partecipava coricato nel letto.
Quando andavo con i cristiani della chiesa a visitare gli ammalati, passavo anche da lui per portargli la comunione. La sua stanza era rivolta verso sud e la finestra si affacciava su un giardinetto. Dal letto lui poteva guardare fuori e vedere il verde degli alberi, il bambù e i fiori. A volte, gli uccellini venivano fin sul davanzale. Pur non potendo muoversi Murai si accorgeva ugualmente del cambio delle stagioni. Disteso a letto, aveva sempre davanti agli occhi la croce e il quadro di Maria. Quando lo visitavo mi salutava dicendo: “Mi dispiace che lei si disturbi per me”. Ma per me non era affatto un disturbo. Tutte le volte che andavo a trovarlo, mi sentivo pacificato e rinnovato nello spirito. Il solo vederlo mi incoraggiava e sorreggeva. Se erano presenti la sorella e i suoi nipoti, cantavamo anche un canto religioso.
All’età di 71 anni, gli viene diagnosticato un tumore all’intestino. Viene operato, ma non cambia la sua volontà di vivere con ottimismo. Dopo un po’, il tumore si diffonde ai polmoni ed è necessario il ricovero ospedaliero. Sono andato ad amministrargli il sacramento dell’unzione degli infermi, ma la situazione peggiorava senza rimedio. Il 30 dicembre 2007 è chiamato al cielo. Dopo l’incidente, gli erano stati pronosticati solo 10 anni di vita, ma da allora ne sono passati ben 53. Ci si può solo meravigliare della sua forza vitale, della sua capacità di vivere attivamente, della sua volontà di aiutare i nipoti e i familiari senza risparmiarsi. Al suo funerale, hanno partecipato tutti i saveriani che lui aveva aiutato nello studio del giapponese.
Mentre attendeva di essere chiamato al riposo eterno, il signor Murai ha vissuto con pienezza la sua vita terrena. La sorella, ripensando al suo esempio, diceva: “Era sì paralizzato nel letto, ma quella parte del corpo che poteva usare, l’ha usata per servire gli altri. Ha vissuto sempre e solo per gli altri”.
La signora che veniva per accordare il pianoforte aveva incontrato Murai. Ne è rimasta così colpita che, dopo qualche tempo, ha chiesto anche lei di ricevere il battesimo. Desiderava che fosse proprio lui a farle da padrino. La cosa non era possibile perché lui non poteva recarsi fino alla chiesa ed assistere al rito. Dopo la sua morte, l’accordatrice di piano è venuta per la visita di condoglianze. Vedendo il vaso funebre delle sue ossa, l’ha stretto a sé, mettendosi a piangere. Murai era fonte di sostegno per tutti coloro che entravano in contatto con lui.







