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Una vita spesa per i poveri: Ricordo di Lia Ferraris, saveriana

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Il 28 marzo scorso ci ha lasciato per cielo la missionaria saveriana Rosalia Maria, meglio conosciuta come "Lia". Era nata il 27 dicembre 1939 ad Alzano Lombardo, ultima dei sei figli della famiglia Ferraris. Proprio in famiglia, Lia impara i valori umani e cristiani, un terreno fertile in cui fiorisce la chiamata alla consacrazione missionaria.

Dal naufragio nasce la vocazione

Dopo aver letto la notizia del tragico naufragio della nave Andrea Doria, avvenuto il 7 maggio del 1961, e dopo aver saputo che tra le vittime c’erano due missionarie, la giovane Lia entra in contatto con le missionarie di Maria, conosciute come "saveriane". Nel 1966 si consacra alla missione con la professione dei voti religiosi. Da quell’anno fino al 1982, sorella Lia lavora presso la casa di cura dei missionari saveriani a Napoli. Dopo la chiusura della casa di cura, la missionaria vive nella comunità di Roma, dove rimane fino al 1985.

In quell’anno parte per il Brasile, dove lavora come missionaria prima a Curitiba e poi a Apucarama. Lavora in una scuola materna e si dedica all’apostolato parrocchiale. Nel 1989 frequenta un corso di formazione in scienze religiose a Curitiba. Dal 1991 al 1997 lavora nella periferia di San Paolo, nella zona di Brasilandia, tra le favelas, conpidendo la sua vita soprattutto con le famiglie di quei quartieri poveri.

La prova della lunga malattia

Nel 1997 giunge improvvisa la malattia: un tumore al seno. Dopo l’operazione e la conseguente terapia, sorella Lia riprende la sua attività fino al 2003, anno del suo rientro in Italia. Purtroppo, il tumore si ripresenta e Lia è costretta a rimanere in Italia dove continua a svolgere, in modo del tutto normale, le sue attività nella casa madre delle missionarie, a Parma. Sopporta in silenzio la sofferenza del male che avanza, fino ad aggravarsi. Il 28 marzo, attorniata dall’affetto delle consorelle e dei parenti, chiude gli occhi a questa terra.

"Sì Lia, tu ti sei donata pienamente. Hai sempre pensato agli altri, ai poveri delle favelas, alle donne, ai bambini, a tutti, fino al punto di dimenticarti di te stessa. Cara Lia - te lo diciamo in lingua brasiliana - obrigada por tudo e que Deus te pague. Grazie di tutto e che Dio ti ricompensi con la gioia eterna!".



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