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Una testimonianza dalla Sierra Leone

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Padre Luigi Caria, di Guasila (CA), ci racconta la guerra in atto

Giunsi in Sierra Leone il 20 novembre 1961, dopo ventun giorni di mare. Viaggiai con altri tre sacerdoti sulla nave Rosandra. Appena sette mesi prima, la Sierra Leone aveva ottenuto l'indipendenza dagli inglesi, merito del dottor sir Milton Margai che divenne Primo Ministro. Trovai la Sierra Leone bellissima, e la sua gente dai modi più affabili. Mi impressionò la povertà serena ed il coraggio nell'affrontare una vita di tanti stenti.

La missione cattolica del nord era iniziata undici anni prima. Centro della missione è la cittadina del nord, Makeni, fin dal 1962 sede vescovile. L'unico modo per noi Saveriani di essere presenti ed accettati dalle autorità e dalla gente, era, agli inizi, quello di costruire e gestire scuole di ogni tipo. Anche gran parte della vita cristiana era legata alla scuola.

Si iniziò un collegio magistrale, per la formazione di maestri-catechisti. Più tardi, senza trascurare le scuole, ci si tuffò in un lavoro più propriamente pastorale: si costruirono chiese, si formarono comunità cristiane nei villaggi dell'interno con associazioni, ecc ... Una preoccupazione del vescovo mons. Azzolini, fu sempre quella della preparazione e cura del clero locale.

Il Signore ci ha detto di andare a curare gli infermi, ed i missionari hanno cercato in tutti i modi di aiutare i malati di ogni genere. Ecco sorgere il Servizio Cattolico del Sollievo: il programma contro la malaria e la T.B.; la Primary health Care (un programma per prevenire le malattie); la Cura dei bambini sotto i cinque anni. Nacque pure l'ospedale di Lunsar, con varie piccole cliniche. Ci si prese cura dei sordomuti e dei poliomielitici.

Mentre si moltiplicavano attività di tutti i generi, la situazione politica andava deteriorandosi. Si ebbero colpi di stato a cominciare dal 1967. Seguirono 22 anni di governo a partito unico: poi ancora governi militari. Si aprì un piccolo spiraglio di luce all'inizio del 1996, quando si votò per un governo a presidente nella figura del Dottor Tejan Kabah. Quando già si cominciava a godere la ripresa, il 25 maggio 1997, ci fu un colpo di stato da parte dell'Arm Forces Rivolutionary Council, comandato da Jonhy Paul Koroma.

I ribelli, che già dal 1991, avevano ucciso popolazioni inermi, bruciato case, capanne, rubato le povere case dei già troppo poveri, vengono chiamati fuori dalle foreste. Il loro leader Foday Sankoh, viene proclamato vice-presidente per governare con Johny Paul Koroma autoelettosi presidente. Comincia il tempo peggiore della storia della Sierra Leone.

Io mi trovo a pochi km dall'aeroporto. I ribelli e i soldati sono sparsi ovunque. Per giungere al piccolo mercato a circa 2 km di distanza, devo passare sei posti di blocco dei ribelli, più altrettanti al ritorno. Il 9 luglio 1997, soldati e ribelli attaccano l'aeroporto. Sparano per tre giorni e tre notti. L'Ecomog non si muove dalla sua zona, e risponde con armi pesanti. Tantissimi vengono uccisi, altri  fuggono abbandonando le armi.

Mi rifugio per tre giorni e tre notti in una tomba che  riproduce quella di Cristo. Iniziano mesi di isolamento, chiusi in una lingua di terra lunga 25-30 km e larga 3-4 km. Le strade sono minate. Dalla parte del mare, i ribelli · sparano contro qualsiasi natante in vista. La popolazione rimasta in zona patisce la fame: manca l'assistenza medica, i prezzi delle poche cose ancora al mercato del villaggio di Tintafar salgono alle stelle.

I ribelli a più riprese, ritentano con attacchi dall'aeroporto. L'ultimo anno e mezzo che ho passato in Sierra Leone è stato un periodo di tensione continua. La tragedia non si è ancora fermata! Non si smette di seminare terrore. Continuano a bruciare le case, ad uccidere, a stuprare, a portare via giovani e ragazze e a mutilare orrendamente la povera gente. Le missioni cattoliche sono state prese di mira.

A Magburaka i ribelli diedero addirittura dei nomi alle loro "operazioni". La prima a Makeni fu: "Operazione paga te stesso: rubare"; seguita da: "Operazione bella donna", ovvio l'intento. Stavano per iniziare "Operazione niente di vivo", quando arrivarono i soldati dell'Ecomog e liberarono la cittadina.

Per un mese sacerdoti locali, missionari, suore, seminaristi, dovettero stare insieme in una sala del centro pastorale, tormentati giorno e notte. Mentre sparavano di continuo portavano via tutto dalle missioni, dai negozi e dalle abitazioni della gente. Padre Vittorio contò 99 "visite" dei ribelli in 17 giorni, mentre saccheggiavano la missione e il centro pastorale. L'odio dell'inferno si è scatenato in modo particolare contro la Chiesa cattolica perché il nostro vescovo e noi stessi avevamo condannato le ingiustizie commesse dalla giunta.

Mentre scrivo, ho la testa piena di tantissimi fatti atroci verso la povera gente e di tante nostre sofferenze. Mi viene in mente il lavoro di 50 anni quasi completamente distrutto! Ricordo il sequestro delle sette sorelle saveriane, quello di cinque fratelli dell'ospedale di Lunsar ed ora la sorte incerta del mio caro amico e confratello p. Mario Guerra. Ricordo le folle che camminano ai bordi delle strade trascinandosi verso un futuro di incertezze e di dolore.

Non posso scrivere tutto e voglio concludere. Ma quale conclusione? Una certezza! Sono certo che questo tempo di sofferenza sia anche un tempo di grazia. È il grano di frumento che muore per portare nuova vita. Sant'Ignazio di Antiochia quando stava per essere martirizzato, disse: "Ora comincio ad essere un vero discepolo". Ora la Chiesa della Sierra Leone comincia ad essere una vera Chiesa. Ci sarà la Pasqua di Resurrezione. Il Maestro è passato attraverso la Croce ed ha riposato in una tomba per poter risorgere.



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