Una ''normale'' parrocchia brasiliana!
Nella diocesi di Abaetetuba c'è una parrocchia che si chiama "Tailandia" perché anni fa un americano, che aveva combattuto in Thailandia, arrivato là disse: "Questa è la Tailandia". È un "municipio" (equivalente alla nostra "provincia"), con una città centrale - sede del municipio e della parrocchia - e un ampio territorio con molti piccoli villaggi sparsi.
In tutta l'Amazzonia le parrocchie sono veramente immense. Quella di Tailandia è grande circa 4.700 chilometri quadrati. Nei miei primi anni di missione in Brasile, ho lavorato a Tomé-açu, una parrocchia di almeno 6.000 chilometri quadrati. Se facciamo un confronto con la situazione in Italia, ad esempio, tutta la diocesi di Parma è di soli 260 chilometri quadrati.
In tutta la parrocchia di Tailandia, la popolazione è di circa 80.000 persone, tra chi vive in città, nelle campagne e in foresta. Ci sono almeno 100 comunità di base (Cebs) che i saveriani visitano due o tre volte l'anno, affrontando grandi sacrifici e difficoltà, spese e tempo per il viaggio: in macchina, a piedi e sui fiumi.
Naturalmente, la guida di queste comunità è in mano ai laici del posto. Ogni comunità ha i suoi responsabili: catechisti, coordinatori, animatori del culto domenicale, ministri dell'Eucaristia, responsabili delle varie pastorali come quella dei giovani, delle famiglie, dell'apostolato biblico, della salute...
Non si contano le chiesette, opera delle comunità di base. Qualcuna è in restauro, dato che nella stagione delle piogge diventano davvero brutte. Nonostante tutto, c'è una vitalità incredibile. I missionari fanno davvero i "vescovi" e seguono il lavoro dei responsabili delle comunità in tanti modi, anche attraverso la formazione.
È un'esperienza da tenere presente anche in Italia e in Europa? Il futuro lo dimostrerà...
Una cosa è certa: i laici sono molto attivi e responsabili per la vita delle loro comunità. E questo è un grande dono dello Spirito Santo.








