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Un amico mi ha chiesto di scrivere della mia esperienza come mamma-educatrice. Seguo, insieme ad altri educatori di Sardara, un gruppo di ragazzi in un percorso di fede per il post-cresima. Stavamo attraversando un momento di crisi con i ragazzi. Si pensa che seguire un gruppo sia semplice, perché i ragazzi che partecipano lo fanno liberamente, senza imposizione. Purtroppo non è così. "Se è divertente - dicono - partecipo, altrimenti ci penso un po’…”.

Quei sogni infranti…

E così è successo a ridosso della Quaresima 2015, tempo propizio per accostarci a vivere qualche momento di preghiera più profondo. Noi educatori eravamo entusiasti e, come sempre, abbiamo invitato i ragazzi a prepararci e vivere questa opportunità. Ci aspettavamo una numerosa partecipazione e tanto entusiasmo; ma erano le nostre speranze e i nostri sogni, perché i ragazzi hanno cominciato a declinare l'invito, riuscendo a metterci in crisi.

Abbiamo parlato loro delle nostre esperienze di fede, del nostro cammino di vita, dei nostri dubbi, ma anche delle nostre certezze.

Alcuni ragazzi si sono lasciati coinvolgere perché hanno capito che per incontrare Gesù è necessario vivere ogni momento, anche quelli che possiamo ritenere più noiosi, soprattutto quelli dove stiamo con Lui e apriamo il nostro cuore nella preghiera. Gli altri ragazzi si sono sentiti liberi di non partecipare e noi abbiamo lasciato questa libertà, anche se con tanto dolore.

Dopo la prima veglia organizzata durante le "24 ore per il Signore", abbiamo partecipato anche alla seconda, durante la settimana santa. Sono stati momenti indimenticabili e profondi.

“Madre di tanti figli”

Perché faccio l’educatrice? Non basta che io educhi i miei due figli? Sono fermamente convinta che non ci salviamo da soli… Se chiudiamo le porte della nostra vita e non permettiamo agli altri di viverci come famiglia e come persone, se rimaniamo rinchiusi nelle mura di casa e non usciamo fuori per incontrare gli altri, siamo dei non salvi.

Sento che i miei figli, per potersi salvare, hanno bisogno di incontrare un mondo accogliente e solo se saremo accoglienti per primi lo potremo costruire.

Non ci sono scuse di tempo o impegni di famiglia o altro.

Sono una mamma che lavora a tempo pieno, attiva nella vita sociale, ma voglio essere soprattutto una mamma per tutti i ragazzi che incontro e incontrerò, perché sento di essere chiamata a questo: non solo mamma dei miei figli di sangue, ma mamma di tanti figli nel mondo.



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