Un vero grido per la pace
Mons. Biguzzi ha incantato gli studenti arrivati al teatro Silvio Pellico di Sarsina, a inizio maggio, per ascoltare la sua testimonianza missionaria in Sierra Leone. La platea, infatti, era gremita di alunne e alunni delle scuole medie di Sarsina, Ranchio e Mercato Saraceno che hanno potuto riflettere, in un tempo con la guerra alle porte dell’Europa, sul fenomeno dei “bambini-soldato” e quindi sulla costrizione al conflitto cui alcuni loro coetanei sono stati sottoposti.
Mons. Biguzzi, vescovo emerito di Makeni, ha raccontato anche alcuni aneddoti che lo hanno visto protagonista nella liberazione di alcune suore rapite e ha parlato del suo ruolo di ponte tra le opposte fazioni impegnate in una guerra civile sanguinaria, culminato con gli accordi di pace del 2003. Il sindaco Enrico Cangini, a conclusione dell’incontro, ha dichiarato: “La testimonianza di mons. Biguzzi è stata particolarmente intensa, un vero e proprio grido per la pace”. Ecco alcune delle numerose riflessioni che ragazze e ragazzi hanno messo su carta dopo l’incontro.
“Crescendo nei campi di addestramento e di battaglia, i ragazzi finiscono per non ricordare più i tempi passati con le famiglie. Si ricordano solamente gli orrori della guerra e saranno destinati a promuovere la violenza, perché è l’unica cosa che hanno conosciuto, tutto ciò che ogni giorno sono costretti a vedere. I bambini devono giocare con la palla e non con le armi. Un bambino che sceglie un pallone è un vero bambino, perché questa dev’essere la normalità” (Alex).
Tutti dobbiamo sentirci coinvolti, perché tutti possiamo essere quella moglie, quel marito, quel figlio che perde il padre, quel bambino che non ricorda più il volto del genitore (Camilla). Donare ai bambini-soldato un pallone per farli giocare, li porta a dimenticare di essere dei soldati, li fa essere spensierati e felici (Caterina).
I bambini devono poter correre, divertirsi, giocare, andare a scuola, imparare e avere una famiglia, una casa, essere curati, avere una sana fanciullezza, perché è il periodo più importante della vita. Confidiamo che la nostra e le future generazioni siano più umane, solidali e meno egoiste (Emma).
Mi sono sentito triste, deluso e amareggiato pensando a ragazzi come me, ma che con me non hanno nulla in comune se non l’età. Offrire loro una vita migliore è semplice. Molte famiglie decidono di adottare i bambini-soldato, anche se sono povere, accoglierli nelle loro case per toglierli dalla guerra. Se ci fosse più apertura verso l’accoglienza, il problema si risolverebbe (Sebastian).
L’immagine di un bambino che ha un fucile in mano e lo getta istintivamente a terra per prendere in mano un pallone, mi ha colpito profondamente. Ho immaginato i suoi occhi, le sue emozioni e l’eccitazione di baciare la palla che da anni non vedeva più. Mons. Biguzzi non si è tirato indietro, ha rischiato la vita, la sua missione viene da un cuore nobile come le azioni che svolge (Sofia).







