Un vero amico dei saveriani, Francesco Milani
Ringraziamo Magnini per questa affettuosa memoria del signor Francesco Milani. I famigliari dei saveriani "laziali" l'hanno conosciuto bene, perché era il primo ad arrivare alla festa annuale, organizzata per loro all'inizio di maggio.
Francesco Milani è salito alla casa del Padre il 24 settembre scorso, dopo un ricovero ospedaliero di due settimane. Era nato nel 1913 a Ficarolo, in provincia di Rovigo, da una famiglia molto numerosa e religiosa.
È sempre stato molto legato alla congregazione dei missionari saveriani. Raccontava spesso con profonda commozione di aver conosciuto di persona, proprio nella casa madre di Parma, il fondatore beato Guido Conforti, il cui ricordo ha sempre portato nel cuore.
Un rapporto familiare con i missionari saveriani
A Parma egli aveva compiuto gli studi di ginnasio. Poi, per 15 anni circa, era rimasto presso l'istituto dei saveriani nelle Marche, prima di arrivare a Roma nel 1948. Qui Francesco, a 35 anni, ha conosciuto Marcella Grilli con la quale ha formato la sua famiglia, arricchita dalla nascita di 3 figli e, successivamente, di tre affezionate nipoti.
Il legame di Francesco con la chiesa in generale e con i saveriani in particolare, è rimasto sempre forte. Ricordava con orgoglio uno zio, a lungo parroco di Gaiba, una zia suora e soprattutto il fratello padre Giuseppe, missionario saveriano che ha trascorso 15 anni in Cina e altri 15 anni in Brasile.
L'ultimo tratto di vita terrena
Nelle mani di Francesco, nelle ultime settimane di vita, c'era sempre un rosario e un libricino di santa Teresa del Bambino Gesù che lui definiva "una santa esemplare". In ospedale ha ripetutamente chiesto ai famigliari di informare i saveriani, chiedendo che pregassero per lui e lo accompagnassero anche nel suo ultimo tratto di percorso. Con loro egli aveva trascorso una vita!
Così è stato, anche grazie alla presenza di p. Guglielmo Camera, che ha concelebrato durante la Messa di commiato presso la parrocchia di Santa Galla a Roma, lo scorso 26 settembre.
Francesco era un uomo paziente. Grazie alla sua fede, egli riusciva ad avvicinare in modo positivo anche chi non disponeva della fede, prezioso dono di Dio. Tanti amici e conoscenti, anche quelli poco "religiosi", lo ascoltavano stupiti e meravigliati.
Ora sarà sicuramente felice di essere ricordato, soprattutto nella preghiera, dai missionari saveriani, che egli ha tanto amato.








