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Il 19 maggio 2018, papa Francesco ha autorizzato il Prefetto della Congregazione per le cause dei Santi a pubblicare il decreto sulla “venerabilità” di p. Pietro Uccelli. È il risultato di un lungo studio-processo, durato 21 anni, dei quali 4 a Vicenza (inchiesta diocesana) e 17 a Roma. Dopo tanto studio e lavoro, finalmente il Sommo Pontefice ha dato la sua sentenza: p. Pietro Uccelli, a imitazione di Cristo, ha vissuto una vita straordinaria di virtù e di amore e può essere considerato come modello di vita da tutti i cristiani. In altre parole, il Papa ha proclamato p. Pietro “Venerabile”.

Il Venerabile p. Pietro Uccelli vede la sintesi della sua vita in un vangelo annunciato e vissuto: “Viviamo di fede, vale a dire leggiamo e pratichiamo il vangelo e, nel medesimo tempo, preghiamo il Signore che ci dia l’intelligenza di capirlo e la grazia di metterlo in pratica; il bene si può fare ovunque e in qualsiasi stato di vita”. La vita di p. Pietro scorre cristallina dall’inizio alla fine. È difficile trovare un punto in questa vicenda umana e cristiana che possa considerarsi come l’inizio di una speciale conversione a Dio, come si può notare nella vita di tanti santi. Si ha l’impressione di trovarsi di fronte a un’anima privilegiata, che pure non ha mai rinunciato allo sforzo di crescere verso Dio e la santità.

P. Pietro nasce il 10 marzo 1874 a Barco (RE) e diventa presbitero il 18 settembre 1897. Da giovane sacerdote (1897-1904), è in tre diverse parrocchie della diocesi di Reggio Emilia (S. Terenziano di Cavriago, arciprete-vicario foraneo a Piolo e, nel 1902, cappellano a Poviglio). All’inizio del suo ministero presbiterale emergono già quelle virtù che saranno una costante della sua intera vita. Innanzitutto l’umiltà: il Venerabile Servo di Dio è convinto di non valere niente, ma è altresì convinto che Dio può operare anche nella miseria umana e operare grandi cose, soprattutto nella conversione dei peccatori.
L’umiltà si trova però circondata da altre virtù, che da essa sembrano scaturire: la povertà, per cui non riesce a tenere per sé alcun oggetto o indumento nuovo; l’assoluta gratuità nel servizio pastorale; la viva percezione della presenza di Dio in lui; l’ascesi fatta anche di penitenza corporale per permettere a Gesù di trionfare nella debolezza umana. Si tramandano dei “fioretti” attorno al giovane don Pietro.

Un presbitero di Cavriago, don Cocconcelli, che aveva conosciuto personalmente p. Uccelli, riporta qualche ricordo ancora vivo tra la gente circa la vita presbiterale del Servo di Dio. Un giorno, mentre don Pietro stava per mettersi a tavola, sentì suonare il campanello. Era un povero che chiedeva l’elemosina. Allora, generalmente, si dava un pezzettino di pane e basta. Invece egli prese il suo piatto di minestra e lo offrì al povero. Tutto il paese, come lo seppe, ne rimase colpito.
Lo stesso presbitero ricorda anche il “miracolo” della benzina. “Ho sentito dire dalla gente che una volta don Pietro era rimasto senza benzina. L’autista non sapeva come fare perché erano proprio a zero e non avevano nemmeno un distributore vicino. L’autista stesso testimoniò che p. Uccelli disse una preghiera a San Giuseppe e poi ordinò: «Metti in moto, vedrai che arriviamo a casa!». E, infatti, arrivarono a casa!”.

Le fatiche, le sofferenze fisiche e morali non lo deprimeranno mai, pensando alla vita di Cristo che aveva scelto come suo unico modello di vita. Quando una volta si sente trattato da pazzo, quasi ne gode, perché Gesù stesso è stato considerato in ugual modo.



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