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Camminando per le strade di Camisano Vicentino, magari durante il mercato domenicale, prima o poi incontrerete sicuramente le tracce di padre Valeriano Cobbe, a cui è dedicata un’aula parrocchiale polifunzionale. Ma chi era p. Cobbe? Anch'io, malgrado sia camisanese da 48 anni, ammetto di averlo conosciuto poco. Sapevo soltanto che era un missionario saveriano in Bangladesh e mio padre ogni tanto mi raccontava di alcuni episodi trascorsi con lui in seminario, quando erano compagni di classe.

La speranza dei poveri

Il gruppo di animazione missionaria di Camisano ha voluto ricordarlo, nell'ottobre scorso, nel 40° anniversario della sua morte. Era il 14 ottobre 1974 quando un sicario ha ucciso senza pietà p. Valeriano, con la sola colpa di aver portato fiducia e speranza in una terra disperata, affamata e povera.

Il suo sogno era quello di costruire cooperative agricole e pozzi per portare acqua ai campi agricoli. Ma soprattutto, Valeriano in quei lontani villaggi diede la capacità alla gente povera e sfruttata di credere in se stesso. Con la sua acqua piantò un seme di speranza nell'animo di ogni uomo e donna bengalese, che è diventato pianta forte e rigogliosa, con le solide e profonde radici di fede e di amore per la vita.

Un mese intero a lui dedicato

Questo magico seme, il gruppo missionario ha voluto gettarlo nel cuore di ogni camisanese, organizzando un intero mese dedicato alla figura di p. Valeriano. Nell'oratorio è stata allestita una mostra con vari oggetti artistici di artigianato provenienti dal Bangladesh.

Al teatro Lux, in una serata di letture sulla vita e le opere di p. Valeriano, si è creata una magia romantica: un gruppo di ballo indiano ci ha portato in quella terra così vivace e colorata, ricca di suoni e movimenti. Tutti erano al centro del mondo, dell'universo: tanti popoli e tante culture.

Nel finale, i gruppi che hanno partecipato alla serata si sono uniti in ballo: il coro vocale “Misani”, il gruppo di ballo indiano e un gruppo di ballo tradizionale vicentino. Se solo avesse potuto, p. Valeriano sarebbe senza dubbio sceso tra noi per ballare e incantare un paese che poco alla volta ricominciava a conoscerlo e ad amarlo.

Abbiamo ritrovato p. Cobbe

Padre Marcello Storgato, direttore di “Missionari Saveriani”, ha raccontato la vita e le opere del suo “amico“ Valeriano e poi, in una meravigliosa “cena dei popoli”, il mondo si è ritrovato a tavola in modo assolutamente realistico e provocatorio.

Per noi l'importante è aver ritrovato lui, il nostro missionario scomparso dalla vita e purtroppo anche dalla memoria di un paese. Speriamo che adesso, dopo averlo in qualche modo ritrovato e riconosciuto, passando davanti alla sua aula polifunzionale possiamo almeno soffermarci per ricordarlo. Se chiudo gli occhi, me lo immagino in giro per Camisano a cercare di convincere tutti che qualcosa si può fare per cambiare il mondo: magari un solo chicco di riso può fare la differenza, se germoglia e diventa pianta.

Un monumento di persone

Di sicuro noi non cambieremo il mondo, ma il nostro piccolo chicco di riso è stato gettato in un paese, nel cuore dei suoi abitanti, nell'anima della sua cultura.

È un chicco che può rimanere così, oppure diventare pianta e germogliare all'infinito, mettere radici profonde e toglierci la fame del nostro tempo.

La scelta è solo nostra e di nessun altro. Questo deve essere il nostro riso, con la speranza che magari tra quarant'anni, al posto di quel luogo nascosto in parrocchia, a padre Valeriano si costruisca un monumento, non di marmo, ma fatto di tante persone, orgogliose di avere un concittadino come lui.



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