Un dialogo “cuore a cuore”
Desidero esprimere tutta la mia ammirazione e riconoscenza per il carisma saveriano che, in occasione di un viaggio in Camerun, ho visto incarnato, in particolare tra “gli ultimi” raccolti attorno a p. Adriano Armati. Ragazzi di strada, usciti da prigione, senza regole e senza famiglia, trovano un cuore che li accoglie, senza chiedere loro ciò che non sanno dare perché non hanno mai ricevuto niente. La falegnameria li forma al lavoro, la scuola fa capire loro che hanno delle possibilità. Avere un luogo dove possono mangiare senza dover rubare, può toccare il loro cuore. È questa una vera “periferia”, che ho sentito corrispondere al richiamo di papa Francesco e al carisma di S. Guido Conforti. Grazie! Anna, Milano
Cara Anna,
grazie per la testimonianza su p. Adriano e i saveriani in Camerun. È giusto riconoscere il bene che fanno. Vorrei rispondere alla sua lettera commentando il recente messaggio per la Quaresima. Per papa Francesco la gioia del cristiano e il suo amare gli altri non viene da lui stesso, dal suo altruismo. La nostra vita, infatti, non nasce da noi stessi, ma dall’amore di Dio Padre. La “fonte”, da cui scaturisce per tutti la forza di fare il bene e di riconoscere nei poveri e sofferenti la carne di Cristo, è la preghiera. Essa è un “faccia a faccia” col Signore crocifisso e risorto, che mi ha amato e ha dato se stesso per me (Gal 2,20), è “un dialogo cuore a cuore, da amico ad amico”.
Fare l’esperienza della misericordia fa rinascere e dona nuove forze. La preghiera non è un dovere, ma un “corrispondere all’amore di Dio, che sempre ci precede e ci sostiene”. Questa scava dentro la nostra vita, fino a “scalfire la durezza del nostro cuore, per convertirlo sempre più a Lui e alla sua volontà”. In tal modo, non saremo più noi i padroni, nemmeno “dei tempi e dei modi della nostra conversione a Lui”.
Il cristiano sente “compassione per le piaghe di Cristo crocifisso presenti nelle tante vittime innocenti delle guerre, dei soprusi contro la vita, dal nascituro fino all’anziano, delle molteplici forme di violenza, dei disastri ambientali, dell’iniqua distribuzione dei beni della terra, del traffico di esseri umani in tutte le sue forme e della sete sfrenata di guadagno… Anche oggi è importante richiamare gli uomini e le donne di buona volontà alla condivisione dei propri beni con i più bisognosi”. Spesso si lotta contro i poveri, invece di aggredire la povertà e le ingiustizie.
“La condivisione - continua Francesco - rende l’uomo più umano; l’accumulare rischia di abbrutirlo, chiudendolo nel proprio egoismo. Dobbiamo andare oltre, considerando le dimensioni strutturali dell’economia. Per questo motivo, nella Quaresima del 2020, dal 26 al 28 marzo, ho convocato ad Assisi giovani economisti, imprenditori e change-makers, con l’obiettivo di contribuire a delineare un’economia più giusta e inclusiva di quella attuale”.







