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La popolazione vive in uno stato di povertà dignitosa, con una natura “da combattere” per sopravvivere.

Sono arrivato in Africa nel gennaio 2000, dopo i primi anni passati a Cagliari come animatore missionario e incaricato della pastorale vocazionale. Avevo 38 anni quando ho messo piede per la prima volta in Ciad. Era un mondo per me inimmaginabile e mi piacque subito.

Mi ritrovai così sulle rive del fiume Logone, nella piccola cittadina di Bongor. La missione aveva però un’enorme estensione in savana, con una quarantina di piccoli villaggi. La zona est si estendeva per oltre 80 chilometri, ma solo nei primi 20 era abitata, mentre oltre c’era foresta vergine.

In tutti i territori saheliani del nord Camerun e del Ciad, l’evangelizzazione è iniziata molto tardi. I primi missionari arrivarono nel 1947 (gesuiti, qualche cappuccino, Oblati di Maria Immacolata). Con loro arrivarono quasi subito alcune congregazioni di suore.

Fu il primo gruppo, che si lanciò in una meravigliosa avventura, di fede e di grazia, di simpatia e di condivisione. Quattro di questi primi pionieri sono ancora viventi: un vescovo (mons. Georges Dupont, che ha abitato a Quartu S. Elena per alcuni anni), un prete e due suore. Uomini e donne eccezionali (meno di 40), chiamati ad aprire le strade del vangelo in un territorio 10 volte superiore all’Italia.

Ora in Ciad ci sono otto diocesi e quattro nel nord Camerun, con più di un milione di fedeli, circa 250 presbiteri locali, altrettanti missionari provenienti da tutto il mondo...

Il Ciad e il nord-Camerun hanno una popolazione non molto vasta (tra 15 e 18 milioni), di cui 1/3 è musulmano, 1/3 è cristiano (cattolici e protestanti) e il restante è animista, di religione tradizionale africana. Ciad e nord-Camerun sono paesi saheliani, a predominanza arida; il nord del Ciad è interamente costituito dal deserto del Sahara (la radice araba “sah” indica la sabbia: “sahel” vuol dire zona sabbiosa/terra arida; “sahara” significa la grande sabbia, il deserto). Nel Sahel si pratica molto l’allevamento di bestiame e si coltiva il terreno a cereali durante i circa 4 mesi della stagione delle piogge. La popolazione vive in uno stato di povertà dignitosa, con una natura “da combattere” per sopravvivere.

La mia missione l’ho vissuta per la maggior parte in savana, incaricato dell’evangelizzazione dei numerosi villaggi. Ho lavorato quasi tre anni anche in contesto urbano, nella piccola città di Bongor. Da quando sono arrivato insegno Patrologia (la teologia dei primi otto secoli dell’antichità cristiana) ed Esegesi Biblica, talvolta anche Storia della chiesa, nei due seminari maggiori del Ciad (a N’Djamena-Bakara) e del nord-Cameroun (a Maroua).

In savana è certamente più dura, ma la vita dei piccoli villaggi offre la possibilità di organizzare il tempo in maniera più elastica in rapporto alle esigenze pastorali della vita urbana. Questo mi permetteva di assentarmi un po’ per dedicarmi all’insegnamento, indispensabile per la chiesa locale.



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