Sud/Nord Notizie: Mine, commercio armi, Brasile e Bangladesh
Rispetto delle regole
Mine: arsenali distrutti. Sudan e Burundi sono riusciti a distruggere le riserve di mine antiuomo entro la scadenza internazionale del 1° aprile, ma altri paesi come Grecia, Turchia e Bielorussia sono in ritardo. Lo ha annunciato a Ginevra la "Campagna internazionale contro le mine". Il trattato di Ottawa sulle mine anti-uomo prevede che gli stati si impegnino a distruggere i loro arsenali entro i quattro anni successivi all'adesione e a bonificare le zone minate entro dieci.
L'impegno dei Paesi africani è reso evidente anche da un documento approvato da 38 dei 39 paesi che hanno partecipato al primo incontro internazionale degli stati africani sul bando delle mine anti-uomo. La dichiarazione è stata rigettata solo dal Sudafrica, secondo produttore di mine del continente, dopo l'Egitto.
• Corsa alle armi. Gli Stati Uniti hanno stanziato nel 2007 un budget record per le spese militari. Più di 1.500 miliardi di dollari serviranno per finanziare 72 programmi relativi ad armamenti navali, aerei e satellitari.
Anche l'Italia ha fatto registrare un nuovo primato nelle esportazioni di armamenti che nel 2007 sfiorano i 2,4 miliardi di euro, grazie soprattutto alla vendita di missili contraerei verso il Pakistan. Il regime di Islamabad è il primo acquirente di armi "made in Italy" (dati dell'ultimo Rapporto annuale reso noto dalla presidenza del Consiglio dei ministri).
Leggera flessione, invece, delle operazioni autorizzate alle banche. Il gruppo Unicredit è la prima banca d'appoggio al commercio di armi del 2007, nonostante la promessa di "uscita progressiva dal settore" annunciata nel 2001.
• Brasile: crimini e minacce. La maggior parte dei popoli nativi del Brasile, divisi in 41 etnie, vive in situazione di forte disagio: invasioni di terre, omicidi mirati e minacce. Per il Cimi (Consiglio indigenista missionario), che da 20 anni lavora al fianco dei popoli autoctoni, le comunità indigene abitano in piccole porzioni di terra, in accampamenti ai bordi delle strade e in riserve demarcate. Hanno poco spazio per le coltivazioni e il lavoro fuori dalle comunità è quasi l'unica forma di sopravvivenza.
La Conferenza dei vescovi del Brasile, intanto, ha espresso solidarietà ai tre vescovi (tra loro anche mons. Giovenale, vescovo di Abaetetuba) che sono stati minacciati per la loro difesa dei popoli indigeni e per la condanna dello sfruttamento di donne, bambini e adolescenti. "Le loro battaglie sono le nostre battaglie - hanno detto i vescovi - non si assopiscano le coscienze davanti a questi mali".
L'emergenza carovita
• Bangladesh / 1: il dopo ciclone. Gran parte della popolazione bengalese è ancora prostrata per le conseguenze del ciclone Sidr che il 15 novembre scorso ha provocato oltre tremila morti e 2 milioni di senzatetto. I piani di ricostruzione di case, scuole, infrastrutture vanno avanti, così come le operazioni per ripristinare le coltivazioni. Abitazioni a basso costo e strumenti per lavorare sono le principali necessità che oggi ha la popolazione colpita. I missionari cattolici lavorano in sintonia con la chiesa locale, la Caritas e altre Ong umanitarie. Questa solidarietà concreta, in un paese a maggioranza islamica, ha contribuito a migliorare i rapporti e la collaborazione tra cristiani e musulmani.
• Bangladesh / 2: salari e scioperi. Continuano le proteste contro il carovita. Almeno 15.000 lavoratori delle fabbriche tessili hanno scioperato nell'area industriale vicino a Dakha, per chiedere salari più alti. Le paghe attuali non riescono a coprire i costi per il cibo. Lo stipendio minimo sindacale di un operaio tessile è di circa 15 euro al mese, mentre un chilo di riso è arrivato a costare 31 centesimi di euro in un Paese dove la maggior parte delle famiglie deve spendere il 70% del reddito per mangiare. Gli industriali giustificano la loro resistenza agli aumenti salariali con il taglio dei prezzi dei prodotti tessili bengalesi sul mercato internazionale.








