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Taiwan è tutto sommato una piccola isola, circa 30.000 kmq di superficie e 400 chilometri di lunghezza, divisa in due da nord a sud da un’alta catena di montagne, molto densamente abitata nella sua parte occidentale. Ha circa 23 milioni di abitanti, un forte invecchiamento e molti lavoratori stranieri.

La sua storia scritta è molto recente, 400 anni, ma molto complessa. Alcune piccole parti del suo territorio sono state sotto il controllo olandese per 40 anni, durante i quali è cresciuta l’immigrazione dalla Cina continentale. Cacciati gli olandesi nel 1662, i cinesi hanno creato un piccolo regno indipendente, conquistato a sua volta dai Mancesi nel 1683. Da allora fino al 1895 circa metà dell’isola ha fatto parte dell’impero della dinastia Qing, dinastia Mancese, non cinese, che ha tenuto il dominio della Cina dal 1644 fino al 1912. Nel 1895, dopo la sconfitta subita dal Giappone, con il trattato di pace di Shimonoseki, Taiwan è diventata colonia giapponese fino alla fine della Seconda Guerra mondiale.

In tutto questo tempo, i diversi governi che hanno controllato parte del territorio di Taiwan hanno cercato di soggiogare i Primi Popoli, spingendoli prima sempre più all’interno sulle montagne, e poi combattendo contro di loro. Attualmente, i Primi Popoli sono divisi in circa 15 nazioni, alcune molto piccole, con culture e tradizioni diverse, parlano lingue austronesiane. In tutto, non superano il mezzo milione di abitanti.
A partire dal 1945, sono emigrati a Taiwan profughi cinesi (tra cui circa due milioni di soldati) che fuggivano dalla guerra civile tra il Guomindang e il Partito Comunista. Sconfitto da Mao, Chiang Kai Shek si è ritirato a Taiwan dove ha dato vita ad un governo dittatoriale e ad anni di Terrore Bianco, fino al 1987, quando suo figlio ha tolto la legge marziale. Da allora, la vita politica di Taiwan si è evoluta verso un regime democratico che nel tempo ha dato prova di grande maturità. 

Occorre ricordare che nel 1972 Taiwan, o meglio, il governo della Repubblica di Cina (ROC) che controllava Taiwan, è stato ingiustamente espulso dall’ONU. A questo, con effetto domino, è seguito il riconoscimento diplomatico della Repubblica Popolare Cinese e l’isolamento di Taiwan, che ora viene riconosciuta da appena una ventina di stati, quasi tutti piccolissimi. Il vero, drammatico problema di Taiwan è da una parte il fatto di non essere riconosciuta come stato sovrano e dall’altra la pressione del Partito Comunista di Pechino, che ritiene Taiwan come parte inalienabile della Cina e sembra stia preparando una guerra di invasione su larga scala.

Tutto ciò porta a conseguenze importanti all’interno del Paese, la cui gravità sta emergendo in questi giorni. Per una serie di ragioni, il Partito Democratico Popolare (DPP, i Verdi), partito dei discendenti dei primi cinesi immigrati a Taiwan, che punta alla sovranità e indipendenza, ha perso la maggioranza che aveva in Parlamento, pur mantenendo il Presidente. Il partito del Guomindang (KMT, i Blu, partito dei discendenti dei cinesi delle altre province, immigrati negli anni Quaranta), e un nuovo partito, il Partito Popolare di Taiwan (TPP, cresciuto nelle ultime e lezioni con voti provenienti dai giovani e dai Verdi) avendo insieme la maggioranza, fanno passare leggi che minano l’indipendenza del potere giudiziario, mentre altre leggi portano a una riduzione delle spese per la difesa. 

Sui media di tutto il mondo si fa un gran parlare delle possibili vie che Taiwan ha di scongiurare il pericolo della guerra, in particolare l’importanza che ha la produzione elettronica avanzata (ma la distruzione delle sue fabbriche porterebbe molti vantaggi ad altri competitori). In realtà, la divisione che si sta verificando ora tra i partiti politici all’interno del Paese non sembra la via migliore per prospettare soluzioni al complesso problema della sua sovranità.

Nello stesso tempo, si vede anche una società che, in mezzo a tanti avanzamenti scientifici e tecnologici, comincia a sperimentare le conseguenze negative intrinseche alla cultura di mercato: invecchiamento, inquinamento, impoverimento delle fasce giovanili, debolezza morale a tutti i livelli, solitudine e depressione.



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