Stop alle armi ad Israele
Una strage di civili e di bambini senza precedenti. Così il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha descritto la situazione nella Striscia di Gaza. “Nell’attuale conflitto tra le forze israeliane e i militanti palestinesi a Gaza - ha detto Guterres - il mondo sta assistendo ad un livello senza precedenti e senza uguali di morti civili rispetto a qualsiasi altro conflitto da quando sono diventato Segretario generale nel 2017”.
Secondo il Ministero della Salute palestinese a metà dicembre erano più di 18mila le vittime, tra cui quasi 8mila minorenni e oltre 6mila donne, dei bombardamenti delle forze militari israeliane nella Striscia di Gaza in risposta all’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre scorso. Fin dai primi giorni del conflitto Amnesty International, dopo aver condannato la violenza mortale di Hamas contro i civili in Israele, ha denunciato l’operazione militare israeliana contro i civili palestinesi a Gaza e gli attacchi illegali che “devono essere indagati come crimini di guerra”. “Non vi è alcuna giustificazione per la violenza che prende di mira indiscriminatamente civili innocenti sia da parte di Hamas che delle forze militari israeliane. È assolutamente proibito dal diritto internazionale e costituisce un crimine di guerra”, ha ribadito Amnesty.
Un crimine di cui i governi dei paesi europei, continuando a fornire armi e sistemi militari ad Israele, si stanno rendendo complici. Come documentano i rapporti ufficiali dell’Unione Europea, nel decennio tra il 2011 e il 2020 gli stati europei hanno autorizzato esportazioni di armamenti ad Israele per oltre 6 miliardi di euro. L’Italia dal 2012 ha fornito tra l’altro trenta caccia M-346 sui quali si addestrano i piloti israeliani.
Considerate le gravi violazioni del diritto internazionale, la Rete italiana pace e disarmo e Amnesty Italia hanno chiesto al governo di “astenersi dal fornire armi a tutti gli attori del conflitto e chiedere agli altri Stati di fare altrettanto”. La legge italiana e il Trattato sul commercio delle armi impongono di vietare - e di revocare - le licenze di armi quando possono essere utilizzate per “commettere o agevolare gravi violazioni del diritto internazionale umanitario”.
Nelle scorse settimane, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha annunciato che le vendite di armi dell’Italia a Israele sono state sospese. Una decisione positiva, ma insufficiente. Riguarderebbe, infatti, solo le nuove licenze non quelle già rilasciate negli anni scorsi. Tra le licenze degli ultimi cinque anni, del valore di quasi 100 milioni di euro, figurano obici, cannoni, mortai oltre a bombe e missili: armamenti di cui il governo dovrebbe al più presto sospendere le consegne. Per non essere complici della strage.







