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Stanchi e soddisfatti, Nell’ambulatorio dentistico

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È la mia quarta esperienza in Bosnia e devo dire che quest’anno gli sforzi per avviare il nuovo ambulatorio di Fojnica sono stati davvero grandi. Stavo perdendo ogni speranza, quando mi è arrivata la telefonata di Roberto Araceli che mi comunicava che l’ambulatorio era stato attrezzato.

Subito al lavoro

Partito da Udine in auto, dopo otto ore ho raggiunto Fojnica, paese non lontano da Sarajevo, con tante piccole frazioni disseminate nei din­torni. In questi luoghi è fortemente visibile la povertà. Ad aspettarmi in Bosnia ci sono Salih e Alma, validi colleghi e amici di Sarajevo che ho conosciuto l’anno scorso e con cui ho lavorato durante la mia permanenza. Mi portano a vedere il nuovo labo­ratorio. La struttura è ben organizzata; c’è tutto l’oc­corrente per svolgere il grosso del lavoro. Faccio la conoscenza di Gordana, nostra segretaria e interprete, e di Angelko e Beba, una simpatica coppia che ci ospita nel piano superiore della loro casa.

Il mattino seguente siamo già all’opera: dopo la prima ora di carburazione, per capi­re dove sono gli strumenti e i materiali, partiamo a pieno regime con otturazioni ed estrazioni. L’organizzazione del lavoro è buona, grazie al valido aiuto di Gordana. Non c’è folla che si accalca alla porta. Le per­sone vengono il giorno del loro appun­tamento e noi riusciamo a lavorare con maggiore tranquillità.

La ricompensa migliore

In 4 giorni di lavoro abbiamo visitato 120 pazienti e fatto un’ottantina di estrazioni. Alla fine della settimana siamo stanchi, ma ricchi di soddisfazione, per tutti i sorrisi che abbiamo ricevuto. Cambiano i luoghi e le persone, ma resta sempre uguale il desiderio di offrire un aiuto. E restano sempre uguali gli occhi dei bambini che ti parlano in silen­zio, le strette di mano degli anziani, i sor­risi che ti fanno assaporare appieno il senso della nostra professione.

Come ogni anno, quando la nave salpa dal porto di Spalato, mentre le malinconie e i pensie­ri lottano e si affollano nella mia mente, il pensiero della nostra vita abituale è schiacciato dal peso della cruda realtà lasciata, ma che continua a esistere. Torno in Italia arric­chito di qualcosa che non è materiale, ma estremamente intimo, datomi da tutti e da nessuno. È la migliore ricompensa per il nostro lavoro.



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