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Carissimi, non vi dispiaccia se, una volta tanto, lascio lo spazio ad amici che hanno conpiso con noi parte del cammino della vita. Per perse ragioni, la Provvidenza ci ha portato a percorrere sentieri persi, ma il legame fraterno della famiglia missionaria resta forte, è indissolubile. A loro la parola.

p. Marcello, sx.


Caro direttore, oggi nella mia parrocchia di Sant’Anna, a Madrid, ha predicato il saveriano p. Luigi Signori. Sono Felipe Díez, un ex saveriano spagnolo. Ho fatto il noviziato a Nizza Monferrato (Asti) nel 1964 e la professione religiosa a Parma, il 3 ottobre 1965. Per problemi di salute, nel 1968 ho dovuto lasciare la congregazione. Ma non il cuore. Sono passati quasi 40 anni, ma ricordo molto i saveriani. Il tempo che sono stato con voi è rimasto tra i ricordi più belli della mia vita.

Ho avuto anche un'altra esperienza con voi nel 1995, quando è stato beatificato un cugino di mio padre, martire nella guerra civile del 1936. A Roma sono stato ospite della direzione generale. È stato un incontro emozionante, come se fossi a casa mia. Ho rivisto p. Giovanni Montesi, che in noviziato aveva detto, "la congregazione è una buona madre". Non ho mai dimenticato quelle parole. Ricordo che il mattino del 1° ottobre 1995, mentre ero in casa saveriana, suonò il telefono molte volte. Dopo la beatificazione in piazza San Pietro, ho saputo la notizia del martirio di p. Vittorino Maule e p. Aldo Marchiol in Burundi, uccisi la notte del 30 settembre. Capii allora il motivo di quelle ripetute chiamate al telefono...

Ora sono in pensione. Aiuto mia moglie che da 18 anni soffre di tumore. Ma sono anche 18 anni di cui ringrazio Dio. Nonostante perse metastasi, per intercessione del beato Conforti, lei è ancora fra noi. Questa è la bella chiesa che io ho conosciuto. Ho amici che vedono solo i difetti dei preti, vescovi e missionari, e non vogliono vedere le tante Terese di Calcutta, che lavorano nel silenzio e amano fino a consumare la vita per l'umanità.

Felipe Díez, Madrid


Caro direttore,devo ringraziarti per il bene che mi hai fatto con "Missionari Saveriani". Mi è piaciuta molto la tua affettuosa lettera al Papa, dopo il discorso di Ratisbona. Grazie a Dio, il suo viaggio in Turchia è andato bene. Ho letto le notizie sulle cinque teologie internazionali con 76 giovani studenti di varie nazionalità. Mi ha impressionato il numero ridotto degli italiani. La congregazione saveriana sta prendendo un nuovo volto. Mi dispiace per la crisi di vocazioni missionarie in Italia, ma sotto un altro aspetto sono contento, perchè mostra la vitalità delle giovani chiese.

Vedo che molte mie conoscenze se ne vanno, come padre Amedeo Pelizzo, e appaiono volti nuovi. La vita continua.

È l'ora degli auguri, ma quale senso cristiano conservano ancora? Dobbiamo aumentare il nostro impegno di autenticità. Credo che oggi l'augurio più attuale sia quello della pace, soprattutto interiore.

Lo faccio arrivare a te e, per mezzo tuo, a tutti gli amici di "Missionari Saveriani".

Walter Gardini, Buenos Aires



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