Silenzio da cercare e da squarciare
Su “Missionari Saveriani” di qualche mese fa ho apprezzato l’invito a riflettere su ascolto e silenzio. Sono d'accordo e giova molto. Mi permetto di inviare una personale meditazione a tal proposito, intitolata “Essenza”.
“Nei giorni di fragore e di rumore assordanti, nei momenti di vita intensa e frenetica, non ti sento vicino, Amico Silenzio. Allora ti cerco, perché mi fai capire ciò che di vero e sincero è in me. Ti cerco perché voglio ascoltare tra gli spazi di tante parole, la mia essenza che dà serenità. E doni quella pace all'animo e al cuore che solo tu, Amico Silenzio, sai donare”.
Vittorio Moretti, Arluno (MI)
Gentile Vittorio,
siamo noi che apprezziamo la sua meditazione… Essenziale, ma piena di significato. Il silenzio ha sempre una duplice valenza. Ne abbiamo bisogno, per isolarci dal frastuono di tante parole, per sfuggire almeno un attimo dal tanto rumore (spesso inutile) che affolla le nostre vite. Lo invochiamo per farlo cadere prima che s’incendi una discussione, un contrasto, un confronto non troppo civile. Lo pretendiamo da chi, parlando, sbraita, non è sintonizzato sul nostro sentire. Lo desideriamo quando dobbiamo far spazio dentro di noi a una Voce più grande.
Dall’altra parte, il silenzio non porta serenità, perché significa solitudine, auto-isolamento, assenza di vita, ricordo e nostalgia. Pensiamo al rumore che fanno i bambini, con le loro espressioni di vita gioiosa, anche con i pianti e i capricci. Quella è vita, magari complicata, faticosa, ma è vita. Il “rumore” non arriva da un televisore, da una strada, da una fabbrica. È diretto, entra nelle vene, nei cuori e nelle teste, tanto da riempire le giornate.
Poi c’è il silenzio da squarciare. Un compito che “Missionari Saveriani” cerca di portare avanti raccontando fatti, episodi, situazioni di vita missionaria dal mondo. E far emergere significa proprio togliere dal buio, dal silenzio, quelle notizie che mai potrebbero occupare le pagine di un giornale, di un canale televisivo, di un social… qualsiasi. Coprire con il silenzio significa occultare, nascondere, sperare che qualcuno non se ne accorga. Ciò che è successo con Patrick Zaki (sperando in un vero lieto fine) è solo un esempio. Ciò che accade a proposito di armi e spese militari anche. In questi casi, ci vuole il brusio, il rumore, urla e grida costanti, a squarcia gola. Perché il grido dei poveri, della terra, degli indifesi, delle vittime di ingiustizia non ammette risposte che prevedano il… silenzio. Iniziamo il 2022 restando svegli, vigili, pronti a… fare rumore quando serve, ma senza l’ansia di dover per forza dire sempre qualcosa. Del resto, un bel tacer non fu mai scritto!







