Sierra Leone, tra i bambini soldato
Dopo la guerra, la ricostruzione. La Sierra Leone sta affrontando non senza difficoltà il ritorno ad una vita senza la guerriglia, le scorribande, la violenza.
L’Onu ed i delegati dei Paesi vicini alla Sierra Leone, stanno organizzando pubbliche cerimonie per dichiarare ufficialmente il Paese "libero dalle armi", nel corso delle quali vengono distrutte le armi che i ribelli del Fronte unito rivoluzionario hanno consegnato dopo la resa. È l’Onu, con i suoi diecimila soldati che sta garantendo la pace e la fase transitoria sino al ritorno alla normalità politica.
Finita la guerra, restano i danni che questa ha causato, restano migliaia di bambini e bambine soldato che i guerriglieri hanno rapito alle famiglie obbligandoli a combattere. La maggior parte dei bambini soldato sono stati riconsegnati alle famiglie, ma il loro reinserimento è difficile, molto spesso sono rifiutati. L’Unicef ha avviato una Campagna per togliere con interventi di chirurgia plastica quelle cicatrici che rendono difficile l’inserimento, che non aiutano a dimenticare. Tolto il marchio, c’è l’esigenza di inserirli nella società.
È in questo contesto che si inquadra il progetto di cui è responsabile fr. Bruno Menici un Saveriano da anni impegnato in Sierra Leone. Mezzo miliardo di lire è stato stanziato per costruire un ospedale che è già diventato operativo; stessa cifra per costruire un Centro per i bambini ex combattenti e per il loro recupero. Il progetto prevede la costruzione di una scuola con due strutture per insegnare dei lavori: falegnami, muratori, saldatori, taglio e cucito.
Al missionario responsabile del progetto, spetta l’acquisto del materiale necessario e la retribuzione degli insegnanti. Alla fine del corso, oltre al certificato di frequenza verranno consegnati anche degli strumenti di lavoro in modo che i giovani possano da subito cominciare un minimo di attività anche nei loro villaggi.
Il progetto elaborato con la Caritas diocesana di Makeni prevede che si intervenga non solo per bambini e bambine "ex ribelli", ma anche per gli orfani, i bambini di strada.








