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Segno particolare: missionario! ...dall’86° convegno diocesano

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Si è svolto il 20 e 21 marzo nella parrocchia di Boccaleone a Bergamo, l'86° convegno missionario diocesano per adulti e ragazzi. Sono stati due giorni di riflessione e verifica sulla missionarietà della chiesa di Bergamo. Aiutati dal direttore del centro missionario don Giambattista Boffi, dal vescovo mons. Francesco Beschi e da altri relatori, abbiamo cercato di ritrovare nuove idee ed energie per incrementare la dimensione missionaria che dovrebbe caratterizzare la vita di ogni battezzato.

Una nuova sensibilità

Don Giambattista, con il suo parlare diretto e sincero, ha evidenziato aspetti positivi che sono vissuti da tante persone, ma ha sottolineato anche come persino certi parroci spesso siano poco sensibili alla dimensione missionaria, essenziale nella vita della chiesa e del credente.

È necessario quindi un desiderio di rinnovamento continuo anche all'interno dei gruppi missionari, che non si possono accontentare di continuare a fare quello che hanno sempre fatto, ma devono trovare motivazioni e modalità nuove per vivere la loro missionarietà. Per esempio, bisogna essere animati dal desiderio di aiutare tutti i missionari, senza cedere alla tentazione di interessarsi solo al "proprio missionario" dimenticando gli altri.

La comunione missionaria

È per questo che bisogna vivere la propria missionarietà in comunione con il centro missionario e con gli altri gruppi missionari della diocesi, consapevoli che "non si può fare tutto, ma si può pensare a tutti, aiutando qualcuno". Non c'è missione efficace se non dentro uno stile di comunione. Altrimenti, si corre il rischio di sostenere chi è già stato aiutato, dimenticandosi di chi, pur nel bisogno, non ha il coraggio di farsi avanti.

Don Giambattista ha concluso sottolineando quelle che dovrebbero essere le caratteristiche di un gruppo missionario: formazione permanente e preghiera costante, anche a costo di ridurre un po' le attività pratiche, opzione preferenziale per i poveri, apertura al mondo e capacità di dialogo con tutti, consapevolezza del proprio ruolo nella parrocchia.

Tre segni indispensabili

Mentre i ragazzi, animati da alcuni missionari, venivano aiutati con testimonianze di vita e gesti simbolici a scoprire cosa significa essere missionari, mons. Beschi parlando agli adulti ha evidenziato tre segni indispensabili di missionarietà.

Il primo è il gruppo missionario che deve nutrirsi della Parola di Dio, dell'Eucaristia e della fraternità, che deve coltivare relazioni di comunione con tutti, superando ogni invidia, gelosia e giudizio negativo verso gli altri. Il secondo segno è la simpatia verso l'umanità che deve abbattere ogni muro di separazione e ostilità nei confronti degli altri, anche verso gli stranieri. È un sentimento da coltivare, un modo di essere oggi cristiani e chiesa. Bisogna avere gli stessi sentimenti di Gesù, sentimenti da intendere come "forze profonde che orientano la nostra vita". Il terzo segno sono le scelte che compiamo come gruppo o chiesa, e che ci mettono continuamente in discussione.

Stile di vita e informazione

Il frutto della missionarietà è il nostro stile di vita, che si deve basare sulla sobrietà. Inoltre, non può mancare un desiderio di informazione per conoscere quelle realtà di cui nessuno parla. Per questo, è importante leggere le riviste missionarie che riceviamo, perché solo lì avremo l'occasione "di vedere il mondo che non troviamo da nessun'altra parte".

Auspicando che il gruppo missionario sia vivace per coinvolgere tutti, compresi i giovani, mons. Beschi ha ricordato la gioiosa bellezza che ognuno di noi deve sperimentare per il fatto di partecipare alla stessa missione di Cristo.

La ginnastica degli occhi

Il centro e il culmine del convegno missionario diocesano è stata la celebrazione dell'Eucaristia presieduta dal vescovo mons. Francesco Beschi. Adulti e ragazzi insieme hanno riempito fino all'inverosimile la grande chiesa parrocchiale di Boccaleone. C'era talmente tanta gente, che molti ragazzi si sono seduti sulle gradinate e in terra lungo le navate. Canti e gesti hanno manifestato la fede e la gioia di ritrovarsi attorno alla mensa del Pane eucaristico.

Con straordinaria efficacia, per i grandi e per i piccoli, durante l'omelia il vescovo ha spiegato a tutti cosa significa essere missionari. Lo ha fatto insegnando una ginnastica molto originale: la ginnastica degli occhi, che dovremmo praticare in ogni momento della nostra vita.

"Occhi in alto!", perché senza Dio non c'è missione. "Occhi che guardano lontano!", per raggiungere gli estremi confini della terra e abbracciare tutta l'umanità. "Occhi in basso!", per guardare il proprio cuore, perché non ci può essere missione senza amore. "Occhi a sinistra e occhi a destra!", per vedere e amare chi ci sta vicino. "Occhi negli occhi dell'altro!", per scoprire la presenza di Dio in tutti quelli che incontriamo.

Naturalmente tutti hanno eseguito questo nuovo corso di ginnastica con molta applicazione e impegno.

E al vescovo Francesco non è rimasto altro che concludere dicendo: "Bravi! Ora siete pronti! Potete partire!".



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