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Se il seminario va in missione, In Bangladesh...

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Dal 4 al 24 agosto 2010 un piccolo gruppo di tre preti, tre seminaristi di Pavia e un laico, abbiamo ricevuto il dono di una breve esperienza di missione in Bengala, dove la comunità cristiana è lo 0,2% rispetto alla maggioranza musulmana. L'accoglienza dei saveriani è stata ottima. Ogni incontro è stato un momento di grazia per comprendere ancor meglio cosa è la missione e chi è il missionario.

Tracce di Gesù tra i popoli

Da p. Riccardo Tobanelli, che lavora con i bambini di strada, abbiamo colto il senso della paternità che il missionario esercita nei confronti dei figli dispersi in situazioni estreme, dove pochi metterebbero naso e stomaco.

Con p. Marino Rigon, studioso di Tagore, abbiamo affrontato il tema dell'inculturazione. Il missionario deve conoscere la cultura e la letteratura del popolo, ponendo la preghiera a fondamento dell'azione lenta ma profonda. Il missionario cerca le tracce di Gesù nel cammino dei popoli, nel cuore di ogni uomo. Per questo, si spoglia di sé per diventare servo di tutti.

Da p. Luigi Paggi, impegnato con i fuori-casta, abbiamo colto la logica dell'evangelizzazione "al rovescio": dall'azione rispettosa della cultura etnica alla proposta dei valori cristiani offerti gratuitamente e in abbondanza. Abbiamo conosciuto la gente dei villaggi e le loro necessità.

Il cuore si è allargato

Con p. Gabriele Spiga, che vive insieme a giovani portatori di handicap, abbiamo compreso che il missionario deve diventare uno tra gli altri per formare con loro la comunità. Se il cristianesimo si abbina al prestigio, all'interesse personale o al potere politico, decreta il fallimento del vangelo.

Con la sua esperienza di catecumenato fondato sulla Parola di Dio, p. Antonio Germano ha ripreso i contatti delle piccole comunità di villaggio con la fede cristiana, portata dai gesuiti nel lontano 1917. Infine, abbiamo visitato l'ospedale e il centro catechistico di Jessore. Qui con p. Pio Mattevi abbiamo considerato che Gesù ha proclamato il Regno con gesti e parole, non rinunciando alla dimensione divina di cui era intrisa la sua umanità.

Ringrazio p. Stefano Berton che ha pensato questo viaggio, p. Mimmo Pietanza e i saveriani che ci hanno accolto in Bangladesh, e tutti i bengalesi che, con le loro speranze e sofferenze, hanno allargato ancor più i confini del nostro cuore.

Seminaristi entusiasti

Nel gruppo c'erano anche i seminaristi di Pavia Gabriele, Marco e Luca. Ecco le loro parole. "Abbiamo accolto con entusiasmo la proposta di p. Stefano Berton per un viaggio missionario in Bangladesh. Qui, abbiamo incontrato comunità e missionari accoglienti, persone vicine alla gente, inserite nella società, oltre che attente alla testimonianza del vangelo. Abbiamo percepito la ricchezza della missione e le forme in cui essa si può esprimere. Il viaggio ci ha aiutato a comprendere meglio anche le difficoltà che la missione incontra.

All'esperienza in Bangladesh si è aggiunta quella a Calcutta, con i «fratelli» di madre Teresa, missionari della carità. È stato importante partecipare ai loro ritmi di vita, oltre che fare la conoscenza di altre religioni (islam e hinduismo). L'incontro con la povertà estrema ci ha fatto provare un forte disagio... Particolarmente intensa è stata la visita e la celebrazione dell'Eucaristia presso la tomba della beata di Calcutta.

Siamo tornati con il ricordo di tanti volti incontrati, dei poveri e degli ultimi. E custodiamo tanti racconti che testimoniano la presenza del vangelo nei luoghi che abbiamo visitato.

Abbiamo ricevuto molto. Avendo conosciuto meglio la missione e i suoi stili, possiamo ora interpretare meglio la presenza e il ruolo della chiesa in Italia: anche noi dobbiamo essere «missionari a servizio»".



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