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Scuola di missione: Questo o quello o tutt’e due...

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Appunti di spiritualità missionaria /9

Dice una frase del Qohelet: “La mattina semina il tuo seme e la sera non dare riposo alle tue mani, perché non sai quale lavoro riuscirà, se questo o quello o se saranno buoni tutt’e due” (11,6). È un consiglio saggio, che si può applicare anche all’impresa misteriosa della conversione.

A volte possiamo provare delusione perché, nonostante il nostro impegno, le persone su cui puntavamo non sembrano interessate al nostro messaggio. Questo non deve scoraggiarci. Sono esperienze utili per renderci conto che siamo al servizio di un’opera di Dio; un’opera che è in mano sua. Noi offriamo un contributo nella crescita di storie di cui non conosciamo l’inizio né la fine, né tanti momenti intermedi. Importante è far bene la parte che ci viene affidata ed essere pronti per una nuova chiamata di Dio.

Negli Atti degli Apostoli c’è un racconto interessante (9,10-18). Gesù appare ad Anania e gli chiede un favore preciso, semplice, a termine: andare in una casa a battezzare Saulo. Anania ha paura e lo dice a Gesù, che lo rassicura. Anania va e ci mette del suo. Nonostante sia un persecutore, Anania lo saluta dicendo: “Saulo, fratello mio...”. Lo battezza e poi scompare. Anania è un personaggio misterioso, ma necessario nella storia di Paolo.

Anche noi possiamo essere chiamati a fare come Anania. Ad esserci, in momenti decisivi per la vita di qualcuno; oppure a non esserci. Importante è metterci tutto il cuore, perché quell’opera è di Dio, che forse ha preparato per anni il nostro intervento, che dura solo un minuto o una frase o un sorriso... Non spetta a noi sapere il momento, l’ora, i risultati dell’opera di Dio.

Di sant’Ignazio di Loyola si racconta che aveva conosciuto un giovane, con cui sperava di cominciare una nuova esperienza spirituale. Ma il giovane si ammala e Ignazio capisce che deve lasciarlo... nelle mani di Dio. Lo accompagna alla nave che lo riporta in Spagna, e lui decide di andare a Parigi a studiare. Ed è così che, proprio a Parigi, incontra Pietro Fabre e Francesco Saverio, i primi che si associano a lui nella Compagnia di Gesù. Quello che sembrava un fallimento, si è invece rivelato il piano di Dio, misterioso ma congegnato in modo perfetto in relazione alle persone interessate.

Può succedere anche a noi che, mentre affidiamo a Dio alcune persone che vediamo di non poter aiutare come vorremmo, egli ne affidi a noi altre, che nemmeno immaginavamo. Per queste, non sappiamo come, il nostro contributo risulta importante, forse decisivo.

Il pittore conosce i propri pennelli, uno ad uno. E gioisce di trovare al momento adatto il pennello giusto, pronto, pulito, docile, morto a sé stesso e vivo all’opera dell’artista. Ci auguriamo di essere così nelle mani di Dio.

Non importa se tra quelli che seminano, o tra quelli che mietono. Ci importa di lavorar bene, per entrare insieme nella gioia del Signore.



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