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Scuola di missione: La regola e l’impresa, Saverio /9

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Spesso Saverio chiedeva che gli mandassero missionari, anche non molto dotti, purché di buona volontà e pronti a sobbarcarsi ogni genere di fatiche.

Inaspettatamente, nella lunga lettera che scrive dal Giappone (Kagoshima, 5 nov. 1549), egli esorta i giovani gesuiti in Europa a non cedere a facili entusiasmi missionari, ma a dedicarsi all’osservanza fedele delle regole della vita religiosa.

Scrive: “Temo che il nemico renda inquieti alcuni di voi, proponendovi cose ardue e grandi per il servizio di Dio, che fareste se vi trovaste altrove, piuttosto che dove ora siete. Vi prego di resistere a questa tentazione, poiché è dannosa allo spirito e alla perfezione. Ognuno di voi, là dove si trova, s’impegni molto per trarre profitto per sé e per gli altri, con la certezza che in nessun’altra parte può servire tanto Dio come là dove uno si trova per obbedienza”.

Egli raccomanda ai giovani di esercitarsi a conoscere e vincere le proprie debolezze, parlandone con la guida spirituale e il confessore, in modo da acquistare una grande umiltà e disponibilità a compiere l’impresa di Dio.

Saverio descrive, con una certa ironia, quanto può succedere. “Credetemi, vi sono molti tipi di fervori o, per meglio dire, di tentazioni. Alcuni, ad esempio, schivano di fare ciò che per obbedienza è loro raccomandato, ma sognano di fare qualcosa di più grande, non riflettendo che chi non ha virtù per il poco, ancor meno ne avrà per il molto.

Che dire di queste raccomandazioni?

Che rapporto c’è tra “la regola” (cioè l’impegno faticoso e monotono a osservare gli impegni della vita) e “l’impresa” (cioè l’opera o l’occasione straordinaria in cui Dio ci chiama a fare qualcosa di grande per noi e per gli altri)?

C’è l’impressione che chi non ha vissuto lo straordinario dell’impresa sia tentato di trascurare l’importanza della regola. Mentre chi ha già vissuto queste esperienze straordinarie, se di una cosa si rammarica, è di non aver osservato meglio la regola, perché questo gli avrebbe dato ancor più forza e sapienza nel portare avanti l’opera di Dio.

Il discorso si fa lungo e le domande si moltiplicano. L’osservanza della regola impedisce o aiuta il compimento dell’impresa? E più in generale: che rapporto c’è tra l’opera di Dio e la collaborazione dell’uomo? Come prepararsi a compiere l’opera di Dio? Non sono domande inutili, perché in ogni momento a ciascuno di noi può essere chiesto un atto straordinario, da cui dipende la vita di molti.

Per prepararci a quel momento, conviene meditare su quanto ci dice il Saverio e credere alle sue raccomandazioni. Dopotutto, vengono da un esperto in... imprese divine! In definitiva, forse, la vera impresa da compiere è osservare ogni giorno la regola; e la regola da osservare è compiere di continuo l’impresa, cioè la straordinaria opera di Dio.



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