Scegliamo lo stile di Dio
Martedì 25 dicembre 2007, tempo di luna piena. Luce fredda in un mondo buio, solcato da angosce, incertezze, false speranze, voglioso di dimenticare, nostalgico di un’innocenza perduta. Mi sto chiedendo come mai, le storie vere e belle che Dio scrive con gli uomini partono sempre in sordina e vanno cercate ai margini della vita che conta, là dove si costruiscono i rapporti d’ogni giorno: il lavoro, il benessere, il progresso.
È in atto un sottile, martellante, insidioso tentativo di confinare nella favola il dirompente messaggio di Dio che si è manifestato nel vagito di un Bambino, accolto tra le braccia di una giovane ebrea, lontana dal suo villaggio, ospitata in un rifugio improvvisato condiviso con animali da stalla.
Convertirsi allo stile di Dio è lo sforzo che si fa ogni anno, quando si ricorda la nascita di Gesù.
La scelta degli emarginati e degli ultimi, di quelli che non danno garanzie e creano fastidi, mette seriamente in discussione la tendenza innata a stare nel comodo ambito dei buoni, di quelli che ti battono le mani.
Anche per noi missionari, il vangelo del Natale è un’occasione per rilanciare l'autenticità. Siamo chiamati a seguire il difficile viaggio del Figlio, che arriva alla risurrezione passando dalla Croce. In questo, la fede cristiana è “scandalo”, per una società che vuole dimenticare il dolore, ubriaca della sua pretesa autosufficienza.








