Saverio, Invito alla gioia
Difficile imprigionare la gioia. Direi, impossibile. La stessa creazione dell'universo, secondo il beato Conforti, è un'esplosione di gioia da parte del Creatore: “Sì, o fratelli, noi siamo stati creati nell'estasi e nella felicità dell'amore di Dio. Iddio, nell'oceano della sua esultanza e del suo amore, vide che la sua gloria domandava di essere conosciuta e contemplò noi pure che saremmo stati tanto felici di poterla conoscere”.
Il missionario fa esperienza della gioia d'essere creato e vive la gioia d'essere salvato. Perciò l'annuncio del Signore morto e risorto dà senso e allegria alla vita del missionario.
Missione è esplosione di gioia.
San Francesco Saverio non solo parla della sua gioia e delle “molte consolazioni, assai più di quelle che potrei scrivervi o spiegarvi di persona”, ma invita tutti i giovani a seguire la vocazione missionaria per entrare nello stesso cammino di “soavità e consolazione”.
Nella famosa lettera, dove dice di voler andare nelle università a gridare come un pazzo , per reclutare giovani disposti a seguirlo nella missione in Asia, egli non dimentica di aggiungere che, dedicando la propria vita alla missione, essi godrebbero delle “maggiori consolazioni”.
La via della missione è la via della gioia. Per tutti. Anche per coloro che non hanno la vocazione di partire per altre terre e altre culture e possono solo collaborare. Scrive il Saverio: “Coloro che non possono venire in missione, favoriscano coloro che si offrono per la gloria di Dio e la salvezza delle anime, per essere partecipi delle consolazioni e gioie spirituali maggiori di quelle che hanno”. Non nasconde le difficoltà, le sofferenze fisiche e morali. Ma in esse egli scopre la gioia di appartenere a Dio, di essere da lui inviato ad annunciare Gesù Cristo e di lavorare per il suo regno.
Proprio come il beato Conforti, fondatore dei saveriani. Egli non teme di dire ai giovani che, proponendo la vocazione missionaria, sta chiedendo “il sacrificio delle vostre giovinezze, del vostro ingegno, delle vostre energie e degli affetti più legittimi e cari. È un grande sacrificio quello che vi propongo, ma ve lo domando in nome di colui che ha dato tutto se stesso per noi”. Sacrificio e sofferenza, ma non tristezza. Si affretta, infatti, ad aggiungere che sperimenteranno “gioie ineffabili, sconosciute al mondo”.
Ascoltiamo dunque, in questo mese di maggio, la parola del vangelo ricordata dal Saverio nella sua lettera di gennaio 1545: “Da queste cose che vi scrivo potete comprendere quanto questa terra sia disposta a dare gran frutto. Pregate dunque il Padrone della messe affinché mandi operai nella sua vigna”.
Già! Anche allora mancavano operai; come ai tempi di Gesù; come ai nostri giorni..








