“Sarà quel che Dio vorrà…”
Padre Marco Moro è spirato sabato 25 gennaio presso l’Hospice dell’Istituto Palazzolo di Bergamo dopo una lunga malattia. Lo ricordiamo in questa pagina.
Padre Alfredo Turco, Superiore Regionale dei Saveriani in Italia, nell’omelia funebre per p. Marco Moro martedì 28 gennaio, ha ripetuto una frase: “Non me lo sarei mai aspettato”. Erano le parole che lo stesso p. Marco gli diceva nei mesi della chemioterapia. Non si sarebbe mai aspettato di affrontare questa malattia a 60 anni. Ma p. Alfredo ha aggiunto che nemmeno lui si sarebbe mai aspettato di essere nella Basilica di Alzano Maggiore a celebrare le esequie di un confratello e amico.
Inutile negare come i giorni che p. Marco ha trascorso all’Hospice siano stati molto difficili. Nonostante tutto, p. Marco appariva sereno e fiducioso, ha sperato fino all’ultimo che quella marea di preghiere salite al cielo da tantissime anime fidenti e generose, gli sortissero la grazia di continuare ancora un poco su questa terra il suo cammino di bene. I suoi progetti erano tanti, la sua voglia di riprendere a incontrare gente bisognosa del suo aiuto di psicoterapeuta e di presbitero era tanta. In questo ultimo tratto, è stato seguito da vicino dalla famiglia che lui stesso aveva aiutato accudendo il papà e la mamma. Assieme ai suoi fratelli, dopo quattro anni, si trovava lui ad essere seguito con infinito affetto dai suoi e dalla nostra comunità. P. Natale Paganelli, che con lui aveva in comune la missione del Messico, gli è stato vicino con attenta e amorevole dedizione.
Ho conosciuto p. Marco quando è arrivato in famiglia qui ad Alzano per dare una mano ai suoi fratelli nell’accudire i genitori. Quando l’assistenza ai suoi gli concedeva un po’ di respiro veniva qui in comunità. Amava le camminate su per le colline: si metteva in tenuta sportiva un po’ all’americana e partiva. Sapevo che era stato un buon giocare di pallone e un buon atleta. La malattia gli ha proprio tolto la capacità di camminare e arrampicare.
P. Alfredo ricordava che p. Marco in questi mesi di cure e di spostamenti da Alzano a Brescia, spesso diceva con fede: “Sarà quel che Dio vorrà”. Prosegue p. Alfredo: “Abbiamo vissuto insieme alcuni periodi di formazione saveriana, Marco ordinato nel 1989, io nel 1988. Ci siamo rincontrati in questi 4 anni, dal tuo ritorno dal Messico, un passaggio non facile per te, ma coerente con quello che hai contribuito con i Saveriani anziani e ammalati a Guadalajara. Ora era la famiglia, soprattutto mamma e papà, che ti richiamavano in Italia”.
Anche qui da noi ad Alzano aveva una gran voglia di fare; si interessava alla situazione della comunità, dava una mano ai missionari anziani. Il suo modo di porsi era simpatico e cordiale. Aveva ritrovato p. Ferdinando Fornaciari chiamato dai confratelli p. Tof che aveva conosciuto in Brasile nei suoi anni di missione laggiù. Di questi anni, scriveva: “La vita missionaria consiste nel trasmettere l’amore e la misericordia di Dio, sradicando il male al fine di lasciare a coloro che verranno dopo, una terra sana e pulita da coltivare. I missionari, senza escludere nessuno, fanno la scelta dei poveri, degli esclusi. Prediligono cioè gli scartati dalla società come li chiama papa Francesco e come ha fatto Gesù… La carità verso gli altri sboccia da un cuore puro e da uno sguardo che va oltre i confini”.
Le persone che sono venute a trovarlo da tante parti d’Italia e anche dal Messico, i cari amici che aveva qui ad Alzano dove lui era nato, hanno svelato l’amore per la gente, gli amici, la persona umana, oltre la passione per il lavoro nei suoi incarichi professionali di psicoterapeuta in campo formativo, per i vari webinar a cui partecipava con molto interesse anche in questi anni d’Italia.
Ancora p. Alfredo: “Marco, nel suo cammino missionario, nel suo servizio professionale di accompagnamento psicologico degli ultimi di oggi, ha incontrato tante resurrezioni; si è immedesimato con le loro vite, ha sperato nell’unica luce che sconfigge le tenebre che prevale sulla nostra esistenza, ha portato speranza nelle vite di chi ha incontrato, senza ignorare né mascherare lo smarrimento che umanamente sperimentiamo davanti alla morte”.
Il lunedì prima della sua dipartita, quando sono andato a visitarlo con una persona che desiderava salutare, ci ha fatto il regalo di un’ora di serenità. Abbiamo parlato e anche scherzato. Non nascondeva la consapevolezza della sua grave situazione ma ha baciato con fede la reliquia dei nostri beati martiri del Congo. Voleva lasciare aperto a loro la possibilità, a Dio piacendo, di fare un miracolo che li avrebbe portati definitivamente alla gloria degli altari.
Un altro aspetto sottolineato da p. Alfredo è stata la volontà di ascolto e mettersi in cammino: “La nostra vita è un’uscita, è un esodo, fino all’ultimo passaggio, quello della morte. Ecco, il principio della fede è questo, ovvero ascoltare il Signore che viene e poi uscire per andargli incontro. La fede prima di tutto è ascolto di una possibilità nuova e poi muovere i piedi e andare all’incontro per fare esperienza di questa realtà nuova”.
P. Marco ha ascoltato il Signore, ha lasciato la casa dei suoi, si è dato da fare. Con gruppi missionari ha potuto realizzare progetti concreti per aiutare le comunità sia in Amazzonia, sia in Messico. Ha fondato consorzi agrari, scavato pozzi per l’acqua potabile, costruito cappelle per le celebrazioni, comprato barche per visitare i villaggi, ha aiutato famiglie molto povere. Ha costruito centri e acquistato materiale scolastico per gli alunni e i maestri, aiutato i migranti diretti negli Stati Uniti, ha distribuito, nelle notti fredde di Città del Messico, viveri e coperte ai poveri della strada.
È stato fratello e amico di tanti che ha incontrato. Ai suoi amici più intimi, riusciva a comunicare i suoi pensieri, le sue preoccupazioni, i suoi desideri, a dire come la pensava, catturando il nocciolo delle cose con frasi brevi, concrete, pungenti, che arrivavano al cuore. Forse era la sua preparazione, la sua originalità, la sua chioma di capelli ricci, la sua passione per il canto e per la poesia della vita, vissuta concretamente in un quotidiano pieno della speranza di rendere migliore ogni situazione di buio e di tenebra che incontrava.
“Con le sue qualità e la sua creatività, p. Marco si presentava come persona preparata: leggeva, studiava, teneva corsi, e ritiri. Con il passare del tempo, ha plasmato il suo carattere nell’ascolto della parola, diventando un padre sapiente, un uomo aperto e missionario di preghiera. E ha accolto quest’ultimo torturato periodo della sua vita come l’unico dono a un Dio misericordioso che lo ha accompagnato fino alla fine”.
Tanti anni fa p. Marco scriveva: “In un cammino di gradualità ho avuto la possibilità di approfondire la conoscenza di Cristo e del suo amore singolare per ogni uomo, ma soprattutto verso il più povero, il disagiato, il diseredato, il non-uomo. Credo sinceramente nell’aiuto che ogni Saveriano che incontrerò potrà donarmi con la sua esperienza a vivere maggiormente e con più profondità la mia scelta missionaria; credo nella Chiesa che mi accoglie come figlio per l’opera di evangelizzazione; credo nell’uomo e nella donna, nel diseredato e nel povero, nel disagiato e nel diverso, che possono farmi scoprire con più profondità la volontà di Dio; credo in Dio Padre di tutti e chiedo il suo aiuto perché mi doni la perseveranza per essere degno testimone della sua Parola…”. Un immenso grazie, p. Marco, che Dio ti Benedica e ti doni Vita!








